Breve ma istruttiva intervista di Maurizio Decollanz ad Aldo Giannuli. Una decina di minuti ben spesi.
Aldo Giannuli: "Come funzionano i servizi segreti". Ponte alle Grazie, 2009. Pagg. 391.
http://www.aldogiannuli.it/i-miei-libri/come-funzionano-i-servizi-segreti/
Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o con il consenso o con la forza (James P. Warburg)
Benvenuti in NWO Blog.
Questo blog vuole offrire informazioni sul tema del Nuovo Ordine Mondiale (o NWO: "New World Order").
I mass-media non parlano di questo genere di storie e notizie, ma sono tutte documentate e verificabili.
Il Nuovo Ordine Mondiale sta per arrivare, non permettiamogli di farlo.
Questo blog aderisce alla campagna di sensibilizzazione sul tema delle scie chimiche.
18 giugno 2013
19 febbraio 2013
17 febbraio 2013
La vita è da un'altra parte
Caldo, una strada polverosa, un’enorme massa di persone che cammina a testa bassa tenendo sempre lo sguardo per terra.
Seguono quelli che stanno davanti, agghindati con colori sgargianti. Questi, a tratti, gridano parole incomprensibili ma che sembrano tranquillizzare gli altri quando il vocìo della massa si fa più intenso.
Talvolta qualcuno alza gli occhi dalla strada e guarda avanti.
E vede.
Vede la strada su cui camminano che prosegue dritta e polverosa verso un orizzonte piatto, immersa in un paesaggio vuoto, fatto solo di terra arsa dal sole e spaccata dall’aridità.
Poi volge la testa verso altre direzioni.
A un tratto scorge lontano un profilo rigoglioso di alberi verdi e acque azzurre.
Allora, con l’orrore negli occhi, capisce.
Si gira speranzoso verso i suoi compagni e li invita ad alzare lo sguardo, a guardare oltre i granelli che si presentano via via nei loro sandali e li fanno tribolare.
Gli amici lo guardano di sottecchi senza alzare la testa da terra, stupefatti. “Ma cosa dici? Questa è l’unica strada possibile. Chi ci guida sa cosa fare, conosce la direzione”.
“E’ una direzione di vuoto e di morte”, ribatte allora.
“Cosa vuoi saperne tu? Sei un disfattista, un nichilista” e intanto pensano a chiamare l’addetto alle terapie psichiatriche.
Lui non demorde: “La vita è da un’altra parte! Alzate gli occhi, guardatela!”
Gli altri scuotono la testa e continuano a guardare i granelli di polvere che ad ogni passo s’infilano nei sandali. Continuano a discutere fra loro su quali granelli siano più dolorosi da sopportare, se quelli giallicci o quelli brunastri, qualcuno dice che i granelli ci saranno sempre, è così. Andiamo avanti. Questa è la strada.
E allora gli occhi si velano di una tristezza infinita.
Seguono quelli che stanno davanti, agghindati con colori sgargianti. Questi, a tratti, gridano parole incomprensibili ma che sembrano tranquillizzare gli altri quando il vocìo della massa si fa più intenso.
Talvolta qualcuno alza gli occhi dalla strada e guarda avanti.
E vede.
Vede la strada su cui camminano che prosegue dritta e polverosa verso un orizzonte piatto, immersa in un paesaggio vuoto, fatto solo di terra arsa dal sole e spaccata dall’aridità.
Poi volge la testa verso altre direzioni.
A un tratto scorge lontano un profilo rigoglioso di alberi verdi e acque azzurre.
Allora, con l’orrore negli occhi, capisce.
Si gira speranzoso verso i suoi compagni e li invita ad alzare lo sguardo, a guardare oltre i granelli che si presentano via via nei loro sandali e li fanno tribolare.
Gli amici lo guardano di sottecchi senza alzare la testa da terra, stupefatti. “Ma cosa dici? Questa è l’unica strada possibile. Chi ci guida sa cosa fare, conosce la direzione”.
“E’ una direzione di vuoto e di morte”, ribatte allora.
“Cosa vuoi saperne tu? Sei un disfattista, un nichilista” e intanto pensano a chiamare l’addetto alle terapie psichiatriche.
Lui non demorde: “La vita è da un’altra parte! Alzate gli occhi, guardatela!”
Gli altri scuotono la testa e continuano a guardare i granelli di polvere che ad ogni passo s’infilano nei sandali. Continuano a discutere fra loro su quali granelli siano più dolorosi da sopportare, se quelli giallicci o quelli brunastri, qualcuno dice che i granelli ci saranno sempre, è così. Andiamo avanti. Questa è la strada.
E allora gli occhi si velano di una tristezza infinita.
13 gennaio 2013
I droni killer del Nobel per la Pace
Segnalo un recente articolo di Piero Cammerinesi, giornalista e corrispondente dagli USA per Coscienzeinrete Magazine.
Che a volte si possano incontrare opinioni veritiere sugli accadimenti contemporanei sulla stampa cosiddetta alternativa è abbastanza verosimile, ma che qualcosa che assomigli alla verità possa arrivare nelle nostre case uncensored e magari in prima serata, credetemi, è davvero raro.
Eppure, incredibile ma vero, di tanto in tanto qualche sussulto d’intelligenza riesce a farsi largo tra le menzogne sistematiche del mainstream media.
In particolare qui negli USA, dove i punti di vista realmente critici nei confronti dell’establishment vengono sistematicamente tenuti a distanza dai mass media e bollati come ‘minacce alla sicurezza nazionale’ o, come minimo, ‘antipatriottici’.
Per questo motivo sono rimasto piuttosto sorpreso nel sentire l’altro ieri la popolare conduttrice Rachel Maddow nel suo show del giovedì su MSNBC esprimersi molto criticamente nei confronti dei droni-killer che hanno avuto dal presidente la ‘licenza di uccidere’ qualsiasi persona – cittadini americani compresi – in qualsiasi parte del mondo.
Dubbi sulla legalità di questo sistema di killeraggio istituzionalizzato erano già stati sollevati nel novembre scorso sul New York Times da parte della direttrice di Amnesty International USA. Suzanne Nossel rilevava, infatti, come nel corso della prima amministrazione Obama si fosse manifestata una posizione sempre più permissiva nei confronti degli omicidi a distanza – condotti con aerei senza pilota – dove la presunzione d’innocenza, caratteristica del sistema giudiziario americano, era stata sostituita tout court dalla presunzione di colpevolezza.
Non solo; quest’argomento, che è evidentemente off-limits per la stampa a stelle e strisce, è stato ripreso anche dall’alto commissario ONU per i diritti umani, Navi Pillay, che ha affermato che gli attacchi con i droni “provocano uccisioni indiscriminate di civili e costituiscono una violazione dei diritti umani”.
Tutte accuse rimandate al mittente da Obama, che candidamente ha assicurato che gli attacchi con i droni “non provocano grosse perdite civili in quanto vengono tenuti sotto strettissimo controllo”.
Così i droni continuano quotidianamente a colpire – guidati da un militare comodamente seduto alla sua postazione in New Mexico o in Nevada – su tutti i quadranti dello scacchiere mondiale: in Afganistan, Pakistan, Yemen, Somalia e Filippine, uccidendo senza distinzione famiglie intere e vicini di casa dei bersagli designati. Ma si sa, sul monitor non si vedono bambini e donne macellati dai missili lanciati dai Predator.
In realtà fonti dell’amministrazione USA hanno ammesso con la stampa che – essendo i droni comandati a distanza e non potendo verificare da vicino certe situazioni – gli attacchi degli aerei senza pilota colpiscono anche degli innocenti che, ad esempio, vengono ‘travestiti’ da combattenti dai ribelli delle aree tribali pakistane proprio per sviare gli attacchi dei droni su bersagli creati ad arte.
Ma si sa, quelli sono ‘collateral damages’…
Anche la Pillay considera queste azioni di killeraggio ‘mirato’ come una palese infrazione al diritto internazionale, dato che “sono al di fuori di qualsiasi meccanismo di controllo civile o militare”. Soprattutto perché se il criterio di ‘uccisione a distanza’ può essere formalmente ed eticamente giustificabile in aree di guerra, riesce molto difficile estenderlo ad aree dove guerra non c’è.
Nel 2010 vi sono stati 122 attacchi di droni in Pakistan, 7 solo nei primi dieci giorni del 2013 e, come è noto, gli USA non sono in guerra con il Pakistan.
Ma a questo problema, diciamo così, formale, si è rimediato con il richiamo alla famosa strategia del ‘War on terror’ vale a dire della guerra al terrorismo.
Globale, dunque indipendente da territori o da Stati con i quali, evidentemente, non si è in guerra.
Torniamo ora alla Rachel Maddow; nella sua trasmissione la giornalista rileva il fatto che tutti sanno degli attacchi ma che le fonti istituzionali - quando vengono richieste dalla stampa di un commento ufficiale - ne parlano sempre con la formula “viene riportato questo o quell’attacco”, come se fossero altri a ordinarli.
Ora, dice la nostra anchorwoman, ciò rappresenta un contrasto abissale con le regole basilari della democrazia, e, rincarando la dose, aggiunge che il fatto che pur essendo risaputo che queste cose avvengono e che ciò nonostante il governo le possa negare “costituisce quanto di più orwelliano sia costretto a vivere il cittadino americano nel XXI secolo”.
Il governo americano non ha, infatti, a tutt’oggi ammesso pubblicamente l’esistenza di queste missioni killer; è il segreto di Pulcinella, tutti ne parlano ma non troverete una dichiarazione governativa che si assuma la responsabilità di tali missioni.
Ebbene, chi è l’architetto di questa ‘morte dal cielo’ che continua a seminare dolore e distruzione in giro per il mondo? Chi è la persona che riferisce direttamente al presidente e che per primo ha sostenuto che questo sistema di uccisioni a distanza è “saggio e legale”?
Udite, udite, è John Brennan, fresco di nomina a capo della CIA!
Il 30 aprile dello scorso anno Brennan affermava:
“Non c'è alcun diritto internazionale che vieta l'uso di aerei telecomandati a tale scopo [di ‘terminare’ terroristi o presunti tali] o che ci vieta di usare la forza letale contro i nostri nemici al di fuori di un vero e proprio campo di battaglia, quantomeno quando il paese interessato acconsente o non è in grado o non vuole prendere posizione contro la minaccia”.
Ora, se è vero che Obama intende togliere alla CIA la responsabilità di questa guerra di sicari volanti, trasferendola direttamente all’esercito, quindi facendo compiere alla stessa un’escalation verso una sua aperta visibilità, come mai Brennan è stato nominato capo della CIA?
Elementare, Watson! Obama aveva bisogno di una CIA che accettasse di ‘perdere’ il giocattolo.
E con John Brennan il gioco è fatto!
Nei piani di questo presidente – di gran lunga il più aggressivo di ogni altro prima di lui – c’è dunque la volontà di portare il killeraggio dei droni su un piano diverso, non più di ‘covert-operation’ ma di aperte operazioni di guerra, con tutte le conseguenze strategiche e politiche del caso.
E, guarda caso, il Pentagono ha investito ben 32 miliardi di dollari per incrementare del 30% la sua flotta di 7500 droni; un altro regalo del nostro premio Nobel per la pace alle corporation delle armi!
Quello però che la nostra simpatica giornalista non dice – se lo facesse dovrebbe iniziare da subito a cercarsi un nuovo lavoro - è che tutto ciò sembra preludere ad uno scenario ben più drammaticamente orwelliano del semplice ‘si fa ma non si dice’, che potrebbe realizzarsi in un futuro prossimo anche all’interno dei confini degli Stati Uniti.
Dopo averli già usati per il pattugliamento del confine con il Messico, la recente approvazione da parte del Congresso di una legge che autorizza l’impiego di decine di migliaia di droni entro il 2020 - non solo all’estero ma entro i confini nazionali - con funzioni di prevenzione del crimine e di repressione, prefigura, infatti, un futuro da ‘Anno 1984’.bbe realizzarsi in un futuro prossimo anche all’interno dei confini degli Stati Uniti.
Scenari di questo genere rendono allora sempre più verosimile l’ipotesi – niente affatto peregrina – secondo cui il ‘War on terror’ sia solo la prima fase di un piano che tende a controllare e reprimere qualsiasi dissenso e ribellione a livello globale, fuori e dentro i confini USA.
Fonte
di Piero Cammerinesi
Che a volte si possano incontrare opinioni veritiere sugli accadimenti contemporanei sulla stampa cosiddetta alternativa è abbastanza verosimile, ma che qualcosa che assomigli alla verità possa arrivare nelle nostre case uncensored e magari in prima serata, credetemi, è davvero raro.
Eppure, incredibile ma vero, di tanto in tanto qualche sussulto d’intelligenza riesce a farsi largo tra le menzogne sistematiche del mainstream media.
In particolare qui negli USA, dove i punti di vista realmente critici nei confronti dell’establishment vengono sistematicamente tenuti a distanza dai mass media e bollati come ‘minacce alla sicurezza nazionale’ o, come minimo, ‘antipatriottici’.
Per questo motivo sono rimasto piuttosto sorpreso nel sentire l’altro ieri la popolare conduttrice Rachel Maddow nel suo show del giovedì su MSNBC esprimersi molto criticamente nei confronti dei droni-killer che hanno avuto dal presidente la ‘licenza di uccidere’ qualsiasi persona – cittadini americani compresi – in qualsiasi parte del mondo.
Dubbi sulla legalità di questo sistema di killeraggio istituzionalizzato erano già stati sollevati nel novembre scorso sul New York Times da parte della direttrice di Amnesty International USA. Suzanne Nossel rilevava, infatti, come nel corso della prima amministrazione Obama si fosse manifestata una posizione sempre più permissiva nei confronti degli omicidi a distanza – condotti con aerei senza pilota – dove la presunzione d’innocenza, caratteristica del sistema giudiziario americano, era stata sostituita tout court dalla presunzione di colpevolezza.
Non solo; quest’argomento, che è evidentemente off-limits per la stampa a stelle e strisce, è stato ripreso anche dall’alto commissario ONU per i diritti umani, Navi Pillay, che ha affermato che gli attacchi con i droni “provocano uccisioni indiscriminate di civili e costituiscono una violazione dei diritti umani”.
Tutte accuse rimandate al mittente da Obama, che candidamente ha assicurato che gli attacchi con i droni “non provocano grosse perdite civili in quanto vengono tenuti sotto strettissimo controllo”.
Così i droni continuano quotidianamente a colpire – guidati da un militare comodamente seduto alla sua postazione in New Mexico o in Nevada – su tutti i quadranti dello scacchiere mondiale: in Afganistan, Pakistan, Yemen, Somalia e Filippine, uccidendo senza distinzione famiglie intere e vicini di casa dei bersagli designati. Ma si sa, sul monitor non si vedono bambini e donne macellati dai missili lanciati dai Predator.
In realtà fonti dell’amministrazione USA hanno ammesso con la stampa che – essendo i droni comandati a distanza e non potendo verificare da vicino certe situazioni – gli attacchi degli aerei senza pilota colpiscono anche degli innocenti che, ad esempio, vengono ‘travestiti’ da combattenti dai ribelli delle aree tribali pakistane proprio per sviare gli attacchi dei droni su bersagli creati ad arte.
Ma si sa, quelli sono ‘collateral damages’…
Anche la Pillay considera queste azioni di killeraggio ‘mirato’ come una palese infrazione al diritto internazionale, dato che “sono al di fuori di qualsiasi meccanismo di controllo civile o militare”. Soprattutto perché se il criterio di ‘uccisione a distanza’ può essere formalmente ed eticamente giustificabile in aree di guerra, riesce molto difficile estenderlo ad aree dove guerra non c’è.Nel 2010 vi sono stati 122 attacchi di droni in Pakistan, 7 solo nei primi dieci giorni del 2013 e, come è noto, gli USA non sono in guerra con il Pakistan.
Ma a questo problema, diciamo così, formale, si è rimediato con il richiamo alla famosa strategia del ‘War on terror’ vale a dire della guerra al terrorismo.
Globale, dunque indipendente da territori o da Stati con i quali, evidentemente, non si è in guerra.
Torniamo ora alla Rachel Maddow; nella sua trasmissione la giornalista rileva il fatto che tutti sanno degli attacchi ma che le fonti istituzionali - quando vengono richieste dalla stampa di un commento ufficiale - ne parlano sempre con la formula “viene riportato questo o quell’attacco”, come se fossero altri a ordinarli.
Ora, dice la nostra anchorwoman, ciò rappresenta un contrasto abissale con le regole basilari della democrazia, e, rincarando la dose, aggiunge che il fatto che pur essendo risaputo che queste cose avvengono e che ciò nonostante il governo le possa negare “costituisce quanto di più orwelliano sia costretto a vivere il cittadino americano nel XXI secolo”.
Il governo americano non ha, infatti, a tutt’oggi ammesso pubblicamente l’esistenza di queste missioni killer; è il segreto di Pulcinella, tutti ne parlano ma non troverete una dichiarazione governativa che si assuma la responsabilità di tali missioni.
Ebbene, chi è l’architetto di questa ‘morte dal cielo’ che continua a seminare dolore e distruzione in giro per il mondo? Chi è la persona che riferisce direttamente al presidente e che per primo ha sostenuto che questo sistema di uccisioni a distanza è “saggio e legale”?
Udite, udite, è John Brennan, fresco di nomina a capo della CIA!
Il 30 aprile dello scorso anno Brennan affermava:
“Non c'è alcun diritto internazionale che vieta l'uso di aerei telecomandati a tale scopo [di ‘terminare’ terroristi o presunti tali] o che ci vieta di usare la forza letale contro i nostri nemici al di fuori di un vero e proprio campo di battaglia, quantomeno quando il paese interessato acconsente o non è in grado o non vuole prendere posizione contro la minaccia”.
Ora, se è vero che Obama intende togliere alla CIA la responsabilità di questa guerra di sicari volanti, trasferendola direttamente all’esercito, quindi facendo compiere alla stessa un’escalation verso una sua aperta visibilità, come mai Brennan è stato nominato capo della CIA?
Elementare, Watson! Obama aveva bisogno di una CIA che accettasse di ‘perdere’ il giocattolo.
E con John Brennan il gioco è fatto!
Nei piani di questo presidente – di gran lunga il più aggressivo di ogni altro prima di lui – c’è dunque la volontà di portare il killeraggio dei droni su un piano diverso, non più di ‘covert-operation’ ma di aperte operazioni di guerra, con tutte le conseguenze strategiche e politiche del caso.
E, guarda caso, il Pentagono ha investito ben 32 miliardi di dollari per incrementare del 30% la sua flotta di 7500 droni; un altro regalo del nostro premio Nobel per la pace alle corporation delle armi!
Quello però che la nostra simpatica giornalista non dice – se lo facesse dovrebbe iniziare da subito a cercarsi un nuovo lavoro - è che tutto ciò sembra preludere ad uno scenario ben più drammaticamente orwelliano del semplice ‘si fa ma non si dice’, che potrebbe realizzarsi in un futuro prossimo anche all’interno dei confini degli Stati Uniti.
Dopo averli già usati per il pattugliamento del confine con il Messico, la recente approvazione da parte del Congresso di una legge che autorizza l’impiego di decine di migliaia di droni entro il 2020 - non solo all’estero ma entro i confini nazionali - con funzioni di prevenzione del crimine e di repressione, prefigura, infatti, un futuro da ‘Anno 1984’.bbe realizzarsi in un futuro prossimo anche all’interno dei confini degli Stati Uniti.
Scenari di questo genere rendono allora sempre più verosimile l’ipotesi – niente affatto peregrina – secondo cui il ‘War on terror’ sia solo la prima fase di un piano che tende a controllare e reprimere qualsiasi dissenso e ribellione a livello globale, fuori e dentro i confini USA.
Fonte
05 gennaio 2013
Iniziativa per il contante libero
Leggo e ripropongo un recente articolo di Francesco Simoncelli a sostegno dell'iniziativa "Contante Libero", a cui anche questo blog aderisce.
Alcuni stralci dall'articolo:
Freedonia per il Contante Libero
Dopo che la Gabanelli ha lanciato per prima questa caccia alle streghe, si rincorrono ancora voci che vogliono un divieto dell'uso del contante.
Mario Monti, durante il suo governo tecnico, dopo solo un mese di attività ha ridotto le trandazioni monetarie in contanti da €2,500 a €1,000. Subito dopo anche la Spagna ha seguito questa linea di politica. Neanche la Grecia non si è lasciata scappare questo treno; e così via, in tutto il mondo si sta agendo per bandire l'uso del contante.
Benjamin Franklin viene spesso ricordato per questa frase: "Chi sacrifica la libertà in nome della sicurezza, non merita libertà né sicurezza."
E' quello che sta accadendo con questa fantomatica lotta al contante in nome di una presunta "sicurezza superiore." Quale sicurezza? La Svezia, nazione arci-nota per aver iniziato da tempo questa "guerra," sostiene che sia per il bene dell'ambiente. Almeno secondo Peter Borsos, portavoce della Swedbank (una delle banche più importanti del paese Scandinavo), che punta il dito contro il livello di anidride carbonica emessa nell'aria per il semplice trasporto di 700 tonnellate di denaro. Non solo, secondo lui il contante alimenta anche i furti.
Come queste scuse puerili possano risolvere il malanno della riserva frazionaria non è dato saperlo, però...
Il controllo si insinua subdolamente e con affermazioni all'apparenza plausibili. Il bluff si consuma tutto sul fatto che coloro che verranno gabbati non controlloreanno.
Nel campo monetario, poi, la situazione acquista una valenza assolutamente pericolosa: tutte le transazioni possono essere registrate in un database centrale, poi un analista governativo può catalogarle ed analizzarle ed individuare non solo le entrate di determinate persone ma anche, per esempio, preferenze politiche, acquisti, appartenza a certi gruppi, ecc. Basta un click e vengono congelati carte e conti correnti. Basta un click ed una persona viene mandata sul lastrico. Lo stato, purtroppo, ha tutte le "armi" per rivalersi sui cosiddetti "evasori", e le utilizza; ma guarda sempre e solo al lato delle entrate. Di ridurre le spese manco a pensarci.
[...]
Qualsiasi lotta intraprenda lo stato non la fa per il benessere della popolazione, ma per apporvi più controllo. E' il segnale che la situazione gli sta sfuggendo di mano. Lo stesso vale per il contante.
[...]
Diffidate, quindi, dai deliri dei megafoni dei pianificatori centrali, e date un'occhiata a questa iniziativa che sta prendendo corpo nella blogosfera.
Freedonia (insieme ad altri blog) aderisce all'iniziativa e vi invita a sottoscrivere la petizione nonché a leggere il relativo manifesto.
Se vi sentite impotenti, allora ricordate le parole del Dalai Lama:
"Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara."
Alcuni stralci dall'articolo:
Freedonia per il Contante Libero
Dopo che la Gabanelli ha lanciato per prima questa caccia alle streghe, si rincorrono ancora voci che vogliono un divieto dell'uso del contante.
Mario Monti, durante il suo governo tecnico, dopo solo un mese di attività ha ridotto le trandazioni monetarie in contanti da €2,500 a €1,000. Subito dopo anche la Spagna ha seguito questa linea di politica. Neanche la Grecia non si è lasciata scappare questo treno; e così via, in tutto il mondo si sta agendo per bandire l'uso del contante.
Benjamin Franklin viene spesso ricordato per questa frase: "Chi sacrifica la libertà in nome della sicurezza, non merita libertà né sicurezza."
E' quello che sta accadendo con questa fantomatica lotta al contante in nome di una presunta "sicurezza superiore." Quale sicurezza? La Svezia, nazione arci-nota per aver iniziato da tempo questa "guerra," sostiene che sia per il bene dell'ambiente. Almeno secondo Peter Borsos, portavoce della Swedbank (una delle banche più importanti del paese Scandinavo), che punta il dito contro il livello di anidride carbonica emessa nell'aria per il semplice trasporto di 700 tonnellate di denaro. Non solo, secondo lui il contante alimenta anche i furti.
Come queste scuse puerili possano risolvere il malanno della riserva frazionaria non è dato saperlo, però...
Il controllo si insinua subdolamente e con affermazioni all'apparenza plausibili. Il bluff si consuma tutto sul fatto che coloro che verranno gabbati non controlloreanno.
Nel campo monetario, poi, la situazione acquista una valenza assolutamente pericolosa: tutte le transazioni possono essere registrate in un database centrale, poi un analista governativo può catalogarle ed analizzarle ed individuare non solo le entrate di determinate persone ma anche, per esempio, preferenze politiche, acquisti, appartenza a certi gruppi, ecc. Basta un click e vengono congelati carte e conti correnti. Basta un click ed una persona viene mandata sul lastrico. Lo stato, purtroppo, ha tutte le "armi" per rivalersi sui cosiddetti "evasori", e le utilizza; ma guarda sempre e solo al lato delle entrate. Di ridurre le spese manco a pensarci.
[...]
Qualsiasi lotta intraprenda lo stato non la fa per il benessere della popolazione, ma per apporvi più controllo. E' il segnale che la situazione gli sta sfuggendo di mano. Lo stesso vale per il contante.
[...]
Diffidate, quindi, dai deliri dei megafoni dei pianificatori centrali, e date un'occhiata a questa iniziativa che sta prendendo corpo nella blogosfera.
Freedonia (insieme ad altri blog) aderisce all'iniziativa e vi invita a sottoscrivere la petizione nonché a leggere il relativo manifesto.
Se vi sentite impotenti, allora ricordate le parole del Dalai Lama:
"Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara."
11 dicembre 2012
Il gioco democratico
Altra bella conferenza di Solange Manfredi, giurista e coautrice del blog di Paolo Franceschetti.
"Il gioco democratico"
Roma, 18 gennaio 2011
Parte 1
Parte 2
Parte 3
"Il gioco democratico"
Roma, 18 gennaio 2011
Parte 1
Parte 2
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05 dicembre 2012
Geoingegneria
Segnalo un articolo del blog La teoria del complotto sul tema della geoingegneria: dopo una introduzione a cura dell'autore del blog, vengono presentati stralci dalla tesi di laurea di Alessio Brancaccio: "La Geoingegneria, nuovi metodi artificiali per contrastare il riscaldamento globale".
"Geoingegneria - studio di fattibilità"
http://www.lateoriadelcomplotto.com/2012/10/la-teoria-del-complotto-geoingegneria.html
Per chi volesse, ho messo a disposizione l'articolo e la tesi su Scribd, come pdf:
- Articolo di Nyko per Lateoriadelcomplotto.com
- Tesi di Alessio Brancaccio
"Geoingegneria - studio di fattibilità"
http://www.lateoriadelcomplotto.com/2012/10/la-teoria-del-complotto-geoingegneria.html
Per chi volesse, ho messo a disposizione l'articolo e la tesi su Scribd, come pdf:
- Articolo di Nyko per Lateoriadelcomplotto.com
- Tesi di Alessio Brancaccio
11 settembre 2012
11 settembre, 11 anni dopo
Che altro dire? 11 anni di menzogne e un mondo che ha accettato supinamente di cadere nel baratro della paura.
Cinque minuti di sferzante ironia, per non dimenticare.
[LINK]
Cinque minuti di sferzante ironia, per non dimenticare.
[LINK]
08 settembre 2012
27 giugno 2012
Dante 01
Il mio precedente post sui film di fantascienza ha raccolto qualche commento perplesso, come se il cinema non avesse alcun legame con la realtà che qui trattiamo, o se nei film non fosse spesso rappresentato ciò che non si può comunicare in altro modo. Come se il cinema non fosse veicolo di messaggi.
La fantascienza è genere d’elezione per poter raffigurare, in una cornice ambientata nel futuro, la realtà presente o prossima ventura.
Ecco perché ritengo che una visione critica di alcuni film di SF possa aiutarci a leggere la realtà, talvolta molto meglio di quanto non possiamo fare tramite la lettura attenta dei giornali e delle notizie.
Ho di recente visto il film “Dante 01”, prodotto nel 2008 dal regista francese Marc Caro.
Rimando a wikipedia per la trama (in italiano gran poca cosa, in inglese già meglio).
Questo film mi ha colpito e mi ha lasciato un senso indefinibile, come se i richiami a simboli e mitologie, addirittura ridondanti, fossero un mezzo per comunicare qualcosa di non trasmissibile “in chiaro”. Oppure no.
Chiamatemi pure dietrologa e fatemi pure notare che leggo troppo il Franceschetti. E’ una sensazione, e chiedo aiuto ai miei lettori per capire se questa sensazione possa avere un qualche fondamento.
"Dante 01" è il nome di una stazione spaziale che funge da carcere di massima sicurezza e laboratorio sperimentale, orbitante attorno al pianeta Dante, un globo infernale e inabitabile.
Dante 01 ospita due medici, due guardie e sei detenuti, criminali psichiatrici che hanno accettato di diventare cavie per sperimentazioni genetiche, evitando così la pena di morte.
I detenuti hanno nomi evocativi: Cesare, Lazzaro, Moloch, Buddha, Rasputin, Attila. I due medici non sono da meno: Persefone e Caronte, il capo della stazione orbitante.
Curioso che il regista si chiami Caro... come Caron, appunto Caronte, il traghettatore di anime della mitologia greca e latina, che ritroviamo puntualmente nella Divina Commedia di Dante.
A scombussolare la già movimentata vita della stazione-carcere, giungono Elisa, ricercatrice, e San Giorgio, un uomo dal passato misterioso così soprannominato per il tatuaggio che porta impresso su un braccio.
San Giorgio che sconfigge il drago.
Molte scene e molti rimandi mi fanno pensare che non sia soltanto, come descritto in questa bella recensione di Enrico Azzano, una rappresentazione di ciò che ci aspetta: la disumanizzazione come conseguenza della cieca fiducia nella tecnologia.
Ma come scrivevo, è una sensazione sfuggente e non ho messo a fuoco il bandolo della matassa.
Se qualcuno avesse spunti a riguardo e volesse condividere la sua visione lo ringrazio fin da ora.
In ogni caso consiglio senz’altro di visionare questo film.
-- Intervista al regista Marc Caro --
La fantascienza è genere d’elezione per poter raffigurare, in una cornice ambientata nel futuro, la realtà presente o prossima ventura.
Ecco perché ritengo che una visione critica di alcuni film di SF possa aiutarci a leggere la realtà, talvolta molto meglio di quanto non possiamo fare tramite la lettura attenta dei giornali e delle notizie.
Ho di recente visto il film “Dante 01”, prodotto nel 2008 dal regista francese Marc Caro.
Rimando a wikipedia per la trama (in italiano gran poca cosa, in inglese già meglio).
Questo film mi ha colpito e mi ha lasciato un senso indefinibile, come se i richiami a simboli e mitologie, addirittura ridondanti, fossero un mezzo per comunicare qualcosa di non trasmissibile “in chiaro”. Oppure no.
Chiamatemi pure dietrologa e fatemi pure notare che leggo troppo il Franceschetti. E’ una sensazione, e chiedo aiuto ai miei lettori per capire se questa sensazione possa avere un qualche fondamento.
"Dante 01" è il nome di una stazione spaziale che funge da carcere di massima sicurezza e laboratorio sperimentale, orbitante attorno al pianeta Dante, un globo infernale e inabitabile.
Dante 01 ospita due medici, due guardie e sei detenuti, criminali psichiatrici che hanno accettato di diventare cavie per sperimentazioni genetiche, evitando così la pena di morte.
I detenuti hanno nomi evocativi: Cesare, Lazzaro, Moloch, Buddha, Rasputin, Attila. I due medici non sono da meno: Persefone e Caronte, il capo della stazione orbitante.
Curioso che il regista si chiami Caro... come Caron, appunto Caronte, il traghettatore di anime della mitologia greca e latina, che ritroviamo puntualmente nella Divina Commedia di Dante.
A scombussolare la già movimentata vita della stazione-carcere, giungono Elisa, ricercatrice, e San Giorgio, un uomo dal passato misterioso così soprannominato per il tatuaggio che porta impresso su un braccio.
San Giorgio che sconfigge il drago.
Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago:
se abbraccerete la fede in Cristo,
riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro.
(San Giorgio - Jacopo da Varazze, “Legenda Aurea”)
Molte scene e molti rimandi mi fanno pensare che non sia soltanto, come descritto in questa bella recensione di Enrico Azzano, una rappresentazione di ciò che ci aspetta: la disumanizzazione come conseguenza della cieca fiducia nella tecnologia.
Ma come scrivevo, è una sensazione sfuggente e non ho messo a fuoco il bandolo della matassa.
Se qualcuno avesse spunti a riguardo e volesse condividere la sua visione lo ringrazio fin da ora.
In ogni caso consiglio senz’altro di visionare questo film.
-- Intervista al regista Marc Caro --
21 giugno 2012
Global War e guerra di tutti contro tutti
Pubblico un articolo propostomi dal giornalista Piero Cammerinesi. Sebbene non mi senta totalmente in linea con quanto scrive, lo pubblico volentieri perché ritengo contenga molti spunti interessanti per i lettori del blog.
Buona lettura :)
“La guerra non è fatta per essere vinta, ma per essere continua. Allorché la guerra diventa letteralmente ininterrotta, cessa nel contempo di essere pericolosa”.
(George Orwell, 1984)
Quello che le ėlite stanno cercando di trasmettere alle popolazioni mondiali attraverso la falsificazione del linguaggio – la guerra umanitaria, la missione di pace, l’esportazione della democrazia, lo scontro di civiltà etc. – è il concetto che “la guerra è qualcosa di assolutamente normale”.
L’effetto del rifiuto della guerra come metodo per risolvere i problemi tra i popoli - prodotto per lungo tempo sugli uomini dalle carneficine dei due conflitti mondiali - dopo quasi settant’anni si è affievolito e oggi si torna a propagandare la guerra, anche se ‘travestita’ di pacifismo o di ristabilimento della giustizia sociale.
In realtà quanto sta avvenendo oggi è una globalizzazione della guerra, studiata a tavolino e promossa proprio da quegli stati che sono – a parole - i più attivi difensori delle leggi internazionali e dei diritti democratici.
Le motivazioni per le minacce di guerra e per le aggressioni vere e proprie sono le più varie e vanno dalla guerra contro il ‘terrorismo islamico’ (Afghanistan) a quella condotta per proteggere il mondo da – inesistenti - ‘armi di distruzioni di massa’ (Iraq ieri e Iran oggi), da quella per difendere i ‘diritti umani’ (Libia ieri e oggi Siria) ai veri e propri ‘interventi umanitari’ (Somalia), fino alla sbandierata protezione di piccoli Stati dall’influenza di Russia e Cina.
In prima fila per far assimilare ai popoli le scelte dissennate dei governi e le esigenze fameliche delle lobby militari sono i media occidentali, ormai impegnati strenuamente a difendere l’indifendibile, a razionalizzare l’irrazionale e a giustificare l’ingiustificabile, proprio come il Ministero della Verità di Orwelliana memoria[1].
L’idea della Global War o globalizzazione della guerra ha in qualche modo caratterizzato tutta la dottrina militare USA all’indomani della II Guerra mondiale e venne delineata negli anni ’40 dalla amministrazione Truman, nel quadro generale di un progetto di dominazione globale a fronte dell’insorgere del confronto con i sovietici.
In realtà già nei decenni precedenti erano sorte organizzazioni più o meno segrete come la Round Table o la Society of the Elect, fondata in Inghilterra da Cecil Rhodes e Lord Nathan Rothschild, e il Council on Foreign Relations, creato negli USA all’indomani della I Guerra mondiale dal Colonnello Edward M. House, con i finanziamenti di Morgan e Rockefeller.
Ricordiamo che Edward M.House era l’eminenza grigia dietro Woodrow Wilson e la ‘sua’ Società delle Nazioni.
Tutte queste organizzazioni miravano a una sola cosa: la nascita di un potere globale incontrastato sotto la guida anglo-americana.
Per quanto riguarda gli USA, dagli anni ’30 e ’40 del secolo scorso si è assistito ad un costante declino dei poteri del Congresso, considerato dai Padri della Costituzione uno strumento politico essenziale per la difesa della libertà e della democrazia. Ma l’erosione dei suoi poteri sembra inarrestabile sia per mano repubblicana che democratica.
“La costituzione degli Stati Uniti è stata messa da parte con il pretesto della paura. Prima paura della grande depressione e successivamente del terrorismo islamico. Gli Stati Uniti sono la Costituzione. Se la Costituzione cessa di esistere come un documento legale che viene rispettato realmente dalle élite politiche, gli Stati Uniti cessano di esistere. Vuol dire che un’altra entità ha preso il loro posto[2]”.
Da allora non solo nulla è cambiato, ma la situazione è andata via via peggiorando, tanto che - per arrivare ai nostri giorni - nel settembre del 1990, George Bush padre fece, a Camere riunite, uno storico discorso alla Nazione[3], nel corso del quale di fatto proclamò un Nuovo Ordine Mondiale emergente dal disfacimento dell’Unione sovietica e dall’abbattimento del muro di Berlino.
In questo discorso Bush preannunciò con grande enfasi un mondo libero dal confronto, potenzialmente disastroso, tra le due superpotenze dotate di bombe atomiche a favore di une “pacifica cooperazione internazionale” nella quale “le nazioni del mondo, est ed ovest, nord e sud, possano prosperare e vivere in armonia”[4].
Belle parole e fantastiche prospettive, come non essere d’accordo?
Il problema è che proprio quel concetto di “pacifica cooperazione internazionale” servì a giustificare la Guerra del Golfo, ufficialmente intesa a difendere la sovranità del Kuwait e ad assicurare il rispetto della “legalità internazionale”.
Ben lontani da una “nuova era più sicura alla ricerca della pace” da quel momento siamo entrati in realtà in un’epoca di guerra perenne, proprio come descritta in 1984 di Orwell, dominata da conflitti continui, insicurezza, paura, controllo costante da parte delle autorità, censura mascherata e manipolazione dell’opinione pubblica.
La strategia vera e propria della ‘guerra senza fine’ nasce un paio di anni dopo, nel 1992, con il Defense Planning Guidance (Linee-guida di Difesa nazionale).
Il New York Times, venuto a conoscenza del piano, scrisse: “In un nuovo vasto progetto politico che sta per essere varato, il Dipartimento alla Difesa stabilisce che la missione politica e militare dell’America nell’era post-guerra fredda sarà quella di far sì che non possano emergere superpotenze rivali in Europa Occidentale, Asia o nei territori della ex-Unione Sovietica. I documenti segreti mostrano lo scenario di un mondo dominato da un’unica superpotenza la cui posizione predominante può venire garantita da un comportamento studiato all’uopo e da una adeguata forza militare, in modo da scoraggiare qualsiasi Nazione o gruppo di Nazioni a sfidare la supremazia americana”.
La personalità più rappresentativa dietro questo piano fu Paul Wolfowitz, che sarà nominato più tardi da Bush Segretario alla Difesa e che coprì anche la carica di Presidente della Banca Mondiale.
La centrale e orientale accordi di sicurezza analoghi a quelli sottoscritti con Arabia Saudita, Kuwait e altri stati nel golfo Persico[5]”.
Nel 1993, allorché Clinton prende il posto di George Bush senior si costituisce un think tank dei falchi repubblicani che darà vita – pochi anni più tardi – al Project for the New American Century (PNAC), Progetto per il nuovo secolo americano.
Nello spirito di questo progetto il dominio a stelle e strisce deve venir imposto a qualsiasi costo in qualsiasi parte del mondo, il che richiede un crescente incremento delle spese militari onde contrastare minacce come quelle costituite da Iraq, Nord Corea, Iran. “Inoltre, questo processo di trasformazione, anche se porterà a dei mutamenti radicali, sarà qualcosa di lento a meno di eventi catastrofici che lo favoriscano – come una nuova Pearl Harbor[6]”.
Guarda caso, pochi anni dopo, le due Torri offriranno la ghiotta occasione di “una nuova Pearl Harbor”…
Nel 2000 il Pentagono pubblica Joint Vision 2020 un documento che teorizza il progetto denominato Full-spectrum Dominance (Dominio a tutto campo);
“Con Full-spectrum dominance si intende la capacità delle forze USA, da sole o con alleati, di annientare qualsiasi avversario e controllare qualsiasi situazione in ambito di operazioni militari.”
Il Full-spectrum dominance deve estendersi a qualsiasi tipo di conflitto, dalla guerra nucleare su teatri bellici globali fino a eventi di dimensioni limitate. Si riferisce altresì a situazioni atipiche come peacekeeping e aiuti umanitari.
“La creazione di una rete di informazione globale servirà a garantire le condizioni di una maggiore capacità decisionale[7]”.
Il 13 novembre 2001 il presidente George W. Bush firma l’Ordine Militare N.1[8] nel quale conia la definizione “Guerra globale al terrorismo”. E ciò senza informare il suo Consigliere alla sicurezza, né il Segretario di Stato, né il Capo dello staff o il suo responsabile della comunicazione, approvando così una legge che è divenuta tristemente nota come "Military Order of November 13, 2001: Detention, Treatment, and Trial of Certain Non-Citizens in the War Against Terrorism[9]"
Da quel momento le operazioni militari ‘segrete’ del SOCOM (Special Operations Command) - finalizzate al mantenimento di una ‘guerra globale’ - si sono moltiplicate senza limite in ogni parte del mondo.
Il personale del SOCOM è raddoppiato dal 2001 raggiungendo le 66.000 unità, mentre il suo budget è passato da 4,2 miliardi a 10,5 miliardi di dollari. La crescita del JSOC (Joint Special Operations Command) che è una ramificazione del SOCOM, è stata ancora più rilevante, passando dalle 1.800 unità speciali nel 1980 alle oltre 25.000 oggi.
Quanto alle operazioni ‘sotto copertura’ delle forze speciali esse hanno coinvolto, a oggi, oltre 75 Paesi, dalla Repubblica Dominicana al Perù, dalle Filippine allo Yemen, dalla Somalia all’Asia Centrale, dal Libano all’Arabia Saudita, dall’Iran a numerosi Paesi arabi.
Queste forze speciali si sono macchiate sovente di crimini contro l’umanità che sono stati regolarmente ‘coperti’ dalle gerarchie militari e nascosti all’opinione pubblica.
Naturalmente, come è noto, la “Pearl Harbor” dell’11 settembre viene immediatamente utilizzata per mettere in atto la dottrina della Global War che viene per l’occasione ribattezzata War on Terror (Guerra al terrorismo).
Ricordiamo, infine, che nell’agenda del Project for the New American Century (PNAC) - che risale all’anno 2000 - si auspica a chiare lettere di “condurre guerre senza confini” [10].
Il PNAC ha come obiettivo dichiarato quello di “combattere e vincere decisamente conflitti multipli e simultanei nei maggiori teatri bellici mondiali”.
Questo scellerato programma è stato adottato in pieno dall’amministrazione Obama con un team di collaboratori e di esperti molto più efficace di quello del suo predecessore.
A una manciata di minuti dallo scadere del Patriot Act, Obama (premio Nobel per la pace, ricordate?) ha rinnovato, per altri 4 anni, la delirante legge promulgata da George Bush junior all’indomani dell’11 settembre[11].
Contrastata con decisione da pochi parlamentari, tra cui il senatore repubblicano Rand Paul del Kentucky, questa legge - che con l’alibi della Guerra al terrorismo - di fatto consente ogni possibile abuso delle libertà dei cittadini, è un tassello straordinariamente importante per capire come si stanno muovendo i poteri forti negli USA e per intuire quali possibili scenari politico-militari si aprano nel XXI secolo.
E, visto che non tutta l’opinione pubblica è manipolabile, i think tank dell’intelligence USA hanno inoltre felicemente ideato una strategia di maquillage delle parole.
Così è tutto meno inquietante se chiamiamo la guerra ‘intervento umanitario’ e l’attacco lo chiamiamo ‘difesa’, mentre le stragi di civili diventano ‘danni collaterali’…
Ora, se partiamo dal presupposto che per comprendere a fondo quanto accade nel mondo abbiamo bisogno di conquistarci una visione più ampia, come possiamo interpretare questa situazione da un punto di vista spirituale?
Cosa sta accadendo nel nostro mondo sempre più segnato da guerre e da massacri quotidiani con la complicità dei media che amplificano quotidianamente menzogne e odio contro l’altro di turno?
Possiamo ipotizzare che la Global War rappresenti in realtà l’inizio del Bellum omnium contra omnes[12], la guerra di tutti contro tutti?
Molti veggenti parlano di un futuro prossimo della terra sempre più incerto con grandi rischi di precipitare in conflitti distruttivi.
Edgar Cayce, lo Sleeping Prophet, ad esempio descrive – ancora negli anni ’30 del secolo scorso - come il primo decennio del nuovo secolo avrebbe ripercorso la situazione del primo dopoguerra fino al disastro economico del ’29, con un progressivo incremento di conflitti. “Mercati e benessere in calo, economie al collasso, disoccupazione in aumento, confusione politica e tumulti popolari (…) con, negli anni successivi, un numero crescente di persone che si troveranno in serie difficoltà anche rispetto a problemi basilari di sopravvivenza”.[13]
Cayce prevede anche la possibilità di una III Guerra mondiale. Parla letteralmente di guerra originata in “Libia, in Egitto, ad Ankara e in Siria, attraverso conflitti sorti intorno agli stretti delle zone a Nord dell’Australia, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico[14]”
Secondo altri veggenti e profeti del passato si è già superato - nella nostra epoca - il punto critico ‘di non ritorno’ nella discesa verso un materialismo che ha totalmente dimenticato l’origine spirituale dell’uomo. Per essi l’unica possibilità di salvezza da disastri sociali e bellici può provenire solo da un’evoluzione spirituale che consenta di non guardare solo agli eventi materiali cercando la felicità solo nella soddisfazione dei bisogni fisici e istintivi.
Vi ricorda vagamente qualcosa?
Il materialismo della vita attuale, il dominio delle immagini, la finanza sfrenata, l’estrema competizione nel lavoro, la mancanza di solidarietà sociale, l’aggressività degli Stati, sono tutti segnali significativi che contraddistinguono questo momento storico. E i segni ci sono tutti: malattie prodotte dalla dipendenza da computer, crack finanziari a livello globale, lavoro sempre più stressante e meno remunerativo, indifferenza del singolo nei confronti dei propri simili, aggressioni continue tra le nazioni.
Proprio queste caratteristiche della nostra cultura sono in realtà alla base – da un’ottica spirituale - dell’insorgere della guerra globale o, come fu anticipato da Rudolf Steiner un secolo fa, come l’inizio della guerra di tutti contro tutti, una prospettiva fino a ieri confinata nelle pagine delle profezie ancora da realizzarsi, ma che oggi – con le nuove dottrine militari annunciate da Obama – inizia ad assumere dei contorni tanto più definiti quanto inquietanti.
“Esteriormente – dice Steiner nel corso di una conferenza del 23 Novembre 1919, dunque ben 20 anni prima della II Guerra mondiale – l’umanità andrà incontro a grandi conflitti. E per queste terribili guerre di cui siamo solo all’inizio (…) e che portano alle estreme conseguenze gli antichi impulsi dell’evoluzione terrestre, non vi sarà alcuna medicina politica, economica o spirituale proveniente dalla farmacia dell’antica evoluzione. I fermenti che hanno prima portato l’Europa all’inizio della sua distruzione [I Guerra mondiale], che metteranno poi Asia ed America l’una contro l’altra [II Guerra mondiale] e che propagheranno la guerra su tutta la terra [Guerra globale] provengono dai tempi antichi.
Potrà contrastare questo portare-all’assurdo l’evoluzione umana solo ciò che conduce gli uomini sulla via dello spirituale: il Sentiero di Michele, che trova la sua continuazione nella Via del Cristo”[15].
Steiner rileva come la guerra di tutti contro tutti inizi gradualmente con l’abituare gli uomini a distruzioni belliche che si presentano per così dire quasi ritmicamente nella storia umana di cui l’inizio è stato il primo conflitto mondiale.
Abituare gli uomini alla guerra: confrontiamo questo con quanto abbiamo riportato all’inizio con le parole di Orwell e con le nuove strategie USA.
“È una convinzione infantile – così ancora Steiner - che da questa catastrofe bellica [la I Guerra mondiale] possano provenire periodi di pace durevoli per l’umanità sul piano fisico. Non sarà così.”[16].
Sarà solo grazie al nascere dell’altruismo se l’umanità sarà in grado di salvarsi dall’autodistruzione, sostiene Rudolf Steiner, evento inevitabile se si continua a ignorare l’elemento morale.
“Gli uomini si annienteranno in guerre fratricide. E la cosa più avvilente - rispetto ad altri tipi di distruzione sarà che avverrà solo per loro responsabilità”[17]. Solo una manciata di persone sopravviverà e saranno coloro che avranno sviluppato un livello di abnegazione profondo, mentre la restante umanità sarà totalmente dedita a mettere al proprio servizio egoistico – grazie a tecnologie potenti e complesse - le forze della natura, senza aver acquisito il necessario grado di altruismo.
La guerra di tutti contro tutti, che rappresenterà la rovina della nostra epoca, sarà originata proprio da questo sviluppo tecnologico estremo totalmente privo di morale.
“Forze enormi e poderose verranno liberate da scoperte che trasformeranno il mondo intero in una sorta di apparecchiatura elettrica globale funzionante in modo autonomo”[18].
A cosa si riferiva? A Internet, nata come progetto per la difesa USA, che oggi ha di fatto trasformato l’intera comunicazione mondiale in una “apparecchiatura elettrica globale funzionante in modo autonomo”?
Ma se Steiner in molte occasioni colloca la guerra di tutti contro tutti in un futuro non immediato, in un particolare ciclo di conferenze egli afferma espressamente che, se l’umanità non sarà in grado di correggere le visioni del mondo profondamente influenzate e corrotte dal materialismo e dall’edonismo dominante che hanno caratterizzato il XIX ed il XX secolo, “alla fine del secolo XX noi ci troveremo di fronte alla guerra di tutti contro tutti! Gli uomini potranno fare tutti i bei discorsi che vorranno, potranno aver fatto tutti i possibili progressi scientifici, avranno di fronte a sé questa guerra di tutti contro tutti. Assisteremo allo sviluppo di un’umanità che tanto più si riempirà la bocca di questioni sociali tanto meno avrà un minimo ‘istinto sociale’”[19].<
Sulla base di queste inquietanti previsioni cerchiamo di ipotizzare come tali eventi – di cui saremmo solo all’inizio – potrebbero svilupparsi.
Abbiamo visto come Steiner parli espressamente di una visione del mondo profondamente materialista che creerebbe le condizioni perché possa svilupparsi anzitempo la guerra di tutti contro tutti.
E mi pare che ci siano pochi dubbi sullo stato di incontrastato materialismo della nostra epoca e sulla mancanza generalizzata di moralità.
Al tempo stesso le allusioni all’utilizzo immorale delle forze di natura (progetto HAARP, armi geopolitiche per il controllo climatico etc.) e l’anticipazione di una terra trasformata in un’unica immensa macchina funzionante elettronicamente (la rete globale del web o la globalizzazione della finanza elettronica ne potrebbero rappresentare l’inizio) non sono più solo ipotesi fantascientifiche.
Abbiamo visto in un precedente intervento come Steiner abbia attribuito ai poteri occulti angloamericani[20] il disegno di porre il mondo intero sotto il giogo del materialismo.
Tale scellerato progetto è passato attraverso la creazione della Società delle Nazioni prima e delle Nazioni Unite poi, la competitività sfrenata, la diffusione della tecnologia, la finanza priva di regole e di moralità, la creazione di un’idea di globalizzazione tesa solo allo sfruttamento economico dei Paesi più deboli.
E anche qui mi pare che ci siamo ampiamente.
Ha parlato – nel 1919! – di cause (fermenti) che dopo la distruzione della Germania, avrebbero portato senza dubbio a una seconda Guerra mondiale, che avrebbe messo di fronte America e Asia (USA e Giappone) e questo pure non fa una piega.
Per poi preannunciare che quegli stessi fermenti – se non contrastati - avrebbero “propagato la guerra su tutta la terra”.
Beh, che ne pensate? Non mi pare che questa prospettiva sia molto irreale.
Vediamo ora come potrebbe delinearsi ulteriormente questa ipotesi.
Una prospettiva potrebbe essere quella di uno scontro frontale tra USA e Cina/Russia, magari in seguito ad un attacco Israelo-americano all’Iran e/o alla Siria.
Di questo ci sono sicuramente le premesse, preparate da anni dai media embedded che suonano la grancassa dell’atomica iraniana, esattamente come fecero dieci anni fa con le famose WMD, o ‘armi di distruzione di massa’ di Saddam, mai trovate, ma che costarono un milione e mezzo di morti.
Altra prospettiva potrebbe essere quella di un estendersi di rivoluzioni a livello mondiale, causate dalla crisi economica dilagante, che riduce in schiavitù economica interi Stati, come è il caso della Grecia oggi.
Questi sconvolgimenti potrebbero cambiare radicalmente il volto della civiltà attuale portando l’umanità intera a uno stato primitivo, dove solo la forza di un Potere accentratore – magari presentato come il ‘salvatore dall’anarchia e dalla distruzione’ – sarebbe in grado di riportare ordine sociale a prezzo di violenze inimmaginabili.
Una terza inquietante prospettiva – se pur con uno sviluppo più graduale – potrebbe essere quella della messa in atto di tecnologie molto avanzate atte a controllare – vedi chip sottocutaneo (il Marchio della Bestia) – di cui si parla ripetutamente qui in USA come di una straordinaria ‘opportunità’ (sic!) per rendere la vita più sicura (ancora, proprio come le guerre al terrorismo hanno reso, nelle parole degli ultimi tre presidenti, gli Stati Uniti “un Paese più sicuro”!).
Queste tecnologie – attuate a livello di massa (come una sorta di ‘vaccinazione obbligatoria’ ed è così che si vagheggia di attuarle) sarebbero letteralmente in grado di soggiogare intere popolazioni in uno stato di totale sudditanza.
A quale di questi scenari ci stiamo avvicinando?
Probabilmente ad un mix del primo e del secondo.
Ma vediamo anche come contrastare il big Game e cercare di far fallire questa sciagurata prospettiva.
Secondo Steiner l’unica reale salvezza da questo scenario si può riassumere in una sola parola: fiducia!
Il nascere e il diffondersi della fiducia tra gli uomini.
Fiducia alla base dell’elemento sociale.
Fiducia dell’uomo nei confronti dell’altro uomo, e conseguente disponibilità alla diffusione delle verità.
E da chi viene ostacolato il sorgere di questa fiducia?
Dalle logge e dagli Iniziati dell’Occidente [angloamericani], ci dice Steiner, che non vogliono parlare all’elemento di libertà del singolo individuo, ma alle masse.
Che rivelano solo parzialmente quelle verità spirituali che – in armonia con i dettami del Mondo spirituale - devono essere rese pubbliche.
Rudolf Steiner fu infatti il primo a rendere pubbliche notizie e comunicazioni che sino ad allora erano state tenute gelosamente segrete dalle varie congreghe occulte.
Come il cristianesimo rappresentò nelle parole del Cristo una verità universale, diretta a tutti senza limiti di razza, nazionalità, sesso o cultura, allo stesso modo la Scienza dello Spirito di Steiner rivela conoscenze fino a quel momento riservate con l’obiettivo di dare a ogni uomo – senza limiti di razza, nazionalità, sesso o cultura – la possibilità di conseguire conoscenze spirituali.
Questo fece scatenare contro di lui l’ira di potenti organizzazioni che cercheranno di distruggerne l’immagine e financo di assassinarlo.
Gli Iniziati anglo-americani cercano dunque di promuovere quel tanto delle vie iniziatiche che serve a edificare il dominio angloamericano del mondo, ma la via dell’Iniziazione si deve rivolgere al singolo individuo e non alle masse utilizzando strumenti di persuasione occulta, facendo appello alla capacità di comprensione indipendente e libera di ogni singolo essere umano.
Questo principio è collegato con un principio sociale fondamentale; se ci si rivolge a ciascuno partendo da principi morali, etici, e aspettando – nei tempi di ciascuno – la risposta cosciente e libera, allora non si tende ad assoggettare gli uomini, utilizzando astrazioni per irregimentarli in gregge.
Solo se il singolo essere umano accoglie ed elabora liberamente la conoscenza occulta produce moralità e libertà anche sul piano sociale, portando dentro di sé l’antidoto ad ogni costrizione o menzogna con cui si cerca di intrappolarlo.
Questo è il motivo della divulgazione delle verità occulte nel secolo XX che l’Antroposofia ha attuato, in contrapposizione con le élite occulte angloamericane, che volevano continuare a utilizzare le proprie conoscenze solo per realizzare le proprie finalità di dominio globale.
“La grande fiducia, questo deve diventare l’impulso sociale più importante del futuro. Gli uomini devono poter lavorare insieme. Altrimenti le cose non andranno avanti. (…) Oggi comincia per gli Iniziati dell’Occidente [angloamericani] la grande angoscia, la terribile paura. Essi dicono: se noi parleremo in futuro solo alle singole persone allora scateniamo la guerra di tutti contro tutti, dato che in tal caso gli uomini non saranno organizzati, visto che si è costruita una fiducia generale, allora l’umanità precipiterà nella guerra di tutti contro tutti. Essi sentono questa angoscia. Per questo costoro vogliono mantenere queste verità iniziatiche, oserei dire, sottochiave lasciando avanzare l’umanità verso il futuro sotto una luce apparente, ma in stato di sonno”[21].
L’opera divulgativa delle verità occulte da parte dell’Antroposofia – che ha rotto tabu millenari[22], la pubblicazione di migliaia di libri, saggi, cicli di conferenze anche profondamente esoteriche – ha come scopo principale dunque quello di creare l’unica possibile difesa nella nostra epoca nei confronti dell’unilateralità di determinate potenti congreghe che si propongono di mantenere i popoli in sudditanza - in una sorta di sopore della coscienza - nei confronti del reale svolgersi degli eventi.
Libera diffusione delle verità spirituali per creare fiducia.
Per vincere ansia e paura.
Auspichiamo dunque che l’uomo – nel suo attuare libere scelte – possa essere in grado di disincantare queste terrificanti prospettive, un po’ come un’automobile che, con una poderosa frenata, riesca a fermarsi a pochi centimetri dal precipizio. Ma questo può avvenire solo se s’iniziano a rimuovere – partendo da ciascuno di noi - i ‘fermenti’, le cause che hanno portato a questo stato di cose.
Vale a dire il potere esclusivo della visione materialistica del mondo che deforma radicalmente ogni pensiero umano e paralizza ogni possibilità di crescita morale dei popoli.
Houston, 30 maggio 2012
Piero Cammerinesi
www.pierocammerinesi.it
Buona lettura :)
GLOBAL WAR E GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI: DOVE STIAMO ANDANDO?
di Piero Cammerinesi (corrispondente di Coscienzeinrete Magazine dagli USA)
“La guerra non è fatta per essere vinta, ma per essere continua. Allorché la guerra diventa letteralmente ininterrotta, cessa nel contempo di essere pericolosa”.
(George Orwell, 1984)
Quello che le ėlite stanno cercando di trasmettere alle popolazioni mondiali attraverso la falsificazione del linguaggio – la guerra umanitaria, la missione di pace, l’esportazione della democrazia, lo scontro di civiltà etc. – è il concetto che “la guerra è qualcosa di assolutamente normale”.
L’effetto del rifiuto della guerra come metodo per risolvere i problemi tra i popoli - prodotto per lungo tempo sugli uomini dalle carneficine dei due conflitti mondiali - dopo quasi settant’anni si è affievolito e oggi si torna a propagandare la guerra, anche se ‘travestita’ di pacifismo o di ristabilimento della giustizia sociale.
In realtà quanto sta avvenendo oggi è una globalizzazione della guerra, studiata a tavolino e promossa proprio da quegli stati che sono – a parole - i più attivi difensori delle leggi internazionali e dei diritti democratici.
Le motivazioni per le minacce di guerra e per le aggressioni vere e proprie sono le più varie e vanno dalla guerra contro il ‘terrorismo islamico’ (Afghanistan) a quella condotta per proteggere il mondo da – inesistenti - ‘armi di distruzioni di massa’ (Iraq ieri e Iran oggi), da quella per difendere i ‘diritti umani’ (Libia ieri e oggi Siria) ai veri e propri ‘interventi umanitari’ (Somalia), fino alla sbandierata protezione di piccoli Stati dall’influenza di Russia e Cina.
In prima fila per far assimilare ai popoli le scelte dissennate dei governi e le esigenze fameliche delle lobby militari sono i media occidentali, ormai impegnati strenuamente a difendere l’indifendibile, a razionalizzare l’irrazionale e a giustificare l’ingiustificabile, proprio come il Ministero della Verità di Orwelliana memoria[1].
L’idea della Global War o globalizzazione della guerra ha in qualche modo caratterizzato tutta la dottrina militare USA all’indomani della II Guerra mondiale e venne delineata negli anni ’40 dalla amministrazione Truman, nel quadro generale di un progetto di dominazione globale a fronte dell’insorgere del confronto con i sovietici.
In realtà già nei decenni precedenti erano sorte organizzazioni più o meno segrete come la Round Table o la Society of the Elect, fondata in Inghilterra da Cecil Rhodes e Lord Nathan Rothschild, e il Council on Foreign Relations, creato negli USA all’indomani della I Guerra mondiale dal Colonnello Edward M. House, con i finanziamenti di Morgan e Rockefeller.
Ricordiamo che Edward M.House era l’eminenza grigia dietro Woodrow Wilson e la ‘sua’ Società delle Nazioni.
Tutte queste organizzazioni miravano a una sola cosa: la nascita di un potere globale incontrastato sotto la guida anglo-americana.
Per quanto riguarda gli USA, dagli anni ’30 e ’40 del secolo scorso si è assistito ad un costante declino dei poteri del Congresso, considerato dai Padri della Costituzione uno strumento politico essenziale per la difesa della libertà e della democrazia. Ma l’erosione dei suoi poteri sembra inarrestabile sia per mano repubblicana che democratica.
“La costituzione degli Stati Uniti è stata messa da parte con il pretesto della paura. Prima paura della grande depressione e successivamente del terrorismo islamico. Gli Stati Uniti sono la Costituzione. Se la Costituzione cessa di esistere come un documento legale che viene rispettato realmente dalle élite politiche, gli Stati Uniti cessano di esistere. Vuol dire che un’altra entità ha preso il loro posto[2]”.
Da allora non solo nulla è cambiato, ma la situazione è andata via via peggiorando, tanto che - per arrivare ai nostri giorni - nel settembre del 1990, George Bush padre fece, a Camere riunite, uno storico discorso alla Nazione[3], nel corso del quale di fatto proclamò un Nuovo Ordine Mondiale emergente dal disfacimento dell’Unione sovietica e dall’abbattimento del muro di Berlino.
In questo discorso Bush preannunciò con grande enfasi un mondo libero dal confronto, potenzialmente disastroso, tra le due superpotenze dotate di bombe atomiche a favore di une “pacifica cooperazione internazionale” nella quale “le nazioni del mondo, est ed ovest, nord e sud, possano prosperare e vivere in armonia”[4].
Belle parole e fantastiche prospettive, come non essere d’accordo?
Il problema è che proprio quel concetto di “pacifica cooperazione internazionale” servì a giustificare la Guerra del Golfo, ufficialmente intesa a difendere la sovranità del Kuwait e ad assicurare il rispetto della “legalità internazionale”.
Ben lontani da una “nuova era più sicura alla ricerca della pace” da quel momento siamo entrati in realtà in un’epoca di guerra perenne, proprio come descritta in 1984 di Orwell, dominata da conflitti continui, insicurezza, paura, controllo costante da parte delle autorità, censura mascherata e manipolazione dell’opinione pubblica.
La strategia vera e propria della ‘guerra senza fine’ nasce un paio di anni dopo, nel 1992, con il Defense Planning Guidance (Linee-guida di Difesa nazionale).
Il New York Times, venuto a conoscenza del piano, scrisse: “In un nuovo vasto progetto politico che sta per essere varato, il Dipartimento alla Difesa stabilisce che la missione politica e militare dell’America nell’era post-guerra fredda sarà quella di far sì che non possano emergere superpotenze rivali in Europa Occidentale, Asia o nei territori della ex-Unione Sovietica. I documenti segreti mostrano lo scenario di un mondo dominato da un’unica superpotenza la cui posizione predominante può venire garantita da un comportamento studiato all’uopo e da una adeguata forza militare, in modo da scoraggiare qualsiasi Nazione o gruppo di Nazioni a sfidare la supremazia americana”.
La personalità più rappresentativa dietro questo piano fu Paul Wolfowitz, che sarà nominato più tardi da Bush Segretario alla Difesa e che coprì anche la carica di Presidente della Banca Mondiale.
La centrale e orientale accordi di sicurezza analoghi a quelli sottoscritti con Arabia Saudita, Kuwait e altri stati nel golfo Persico[5]”.
Nel 1993, allorché Clinton prende il posto di George Bush senior si costituisce un think tank dei falchi repubblicani che darà vita – pochi anni più tardi – al Project for the New American Century (PNAC), Progetto per il nuovo secolo americano.
Nello spirito di questo progetto il dominio a stelle e strisce deve venir imposto a qualsiasi costo in qualsiasi parte del mondo, il che richiede un crescente incremento delle spese militari onde contrastare minacce come quelle costituite da Iraq, Nord Corea, Iran. “Inoltre, questo processo di trasformazione, anche se porterà a dei mutamenti radicali, sarà qualcosa di lento a meno di eventi catastrofici che lo favoriscano – come una nuova Pearl Harbor[6]”.
Guarda caso, pochi anni dopo, le due Torri offriranno la ghiotta occasione di “una nuova Pearl Harbor”…
Nel 2000 il Pentagono pubblica Joint Vision 2020 un documento che teorizza il progetto denominato Full-spectrum Dominance (Dominio a tutto campo);
“Con Full-spectrum dominance si intende la capacità delle forze USA, da sole o con alleati, di annientare qualsiasi avversario e controllare qualsiasi situazione in ambito di operazioni militari.”
Il Full-spectrum dominance deve estendersi a qualsiasi tipo di conflitto, dalla guerra nucleare su teatri bellici globali fino a eventi di dimensioni limitate. Si riferisce altresì a situazioni atipiche come peacekeeping e aiuti umanitari.
“La creazione di una rete di informazione globale servirà a garantire le condizioni di una maggiore capacità decisionale[7]”.
Il 13 novembre 2001 il presidente George W. Bush firma l’Ordine Militare N.1[8] nel quale conia la definizione “Guerra globale al terrorismo”. E ciò senza informare il suo Consigliere alla sicurezza, né il Segretario di Stato, né il Capo dello staff o il suo responsabile della comunicazione, approvando così una legge che è divenuta tristemente nota come "Military Order of November 13, 2001: Detention, Treatment, and Trial of Certain Non-Citizens in the War Against Terrorism[9]"
Da quel momento le operazioni militari ‘segrete’ del SOCOM (Special Operations Command) - finalizzate al mantenimento di una ‘guerra globale’ - si sono moltiplicate senza limite in ogni parte del mondo.
Il personale del SOCOM è raddoppiato dal 2001 raggiungendo le 66.000 unità, mentre il suo budget è passato da 4,2 miliardi a 10,5 miliardi di dollari. La crescita del JSOC (Joint Special Operations Command) che è una ramificazione del SOCOM, è stata ancora più rilevante, passando dalle 1.800 unità speciali nel 1980 alle oltre 25.000 oggi.
Quanto alle operazioni ‘sotto copertura’ delle forze speciali esse hanno coinvolto, a oggi, oltre 75 Paesi, dalla Repubblica Dominicana al Perù, dalle Filippine allo Yemen, dalla Somalia all’Asia Centrale, dal Libano all’Arabia Saudita, dall’Iran a numerosi Paesi arabi.
Queste forze speciali si sono macchiate sovente di crimini contro l’umanità che sono stati regolarmente ‘coperti’ dalle gerarchie militari e nascosti all’opinione pubblica.
Naturalmente, come è noto, la “Pearl Harbor” dell’11 settembre viene immediatamente utilizzata per mettere in atto la dottrina della Global War che viene per l’occasione ribattezzata War on Terror (Guerra al terrorismo).
Ricordiamo, infine, che nell’agenda del Project for the New American Century (PNAC) - che risale all’anno 2000 - si auspica a chiare lettere di “condurre guerre senza confini” [10].
Il PNAC ha come obiettivo dichiarato quello di “combattere e vincere decisamente conflitti multipli e simultanei nei maggiori teatri bellici mondiali”.
Questo scellerato programma è stato adottato in pieno dall’amministrazione Obama con un team di collaboratori e di esperti molto più efficace di quello del suo predecessore.
A una manciata di minuti dallo scadere del Patriot Act, Obama (premio Nobel per la pace, ricordate?) ha rinnovato, per altri 4 anni, la delirante legge promulgata da George Bush junior all’indomani dell’11 settembre[11].
Contrastata con decisione da pochi parlamentari, tra cui il senatore repubblicano Rand Paul del Kentucky, questa legge - che con l’alibi della Guerra al terrorismo - di fatto consente ogni possibile abuso delle libertà dei cittadini, è un tassello straordinariamente importante per capire come si stanno muovendo i poteri forti negli USA e per intuire quali possibili scenari politico-militari si aprano nel XXI secolo.
E, visto che non tutta l’opinione pubblica è manipolabile, i think tank dell’intelligence USA hanno inoltre felicemente ideato una strategia di maquillage delle parole.
Così è tutto meno inquietante se chiamiamo la guerra ‘intervento umanitario’ e l’attacco lo chiamiamo ‘difesa’, mentre le stragi di civili diventano ‘danni collaterali’…
Ora, se partiamo dal presupposto che per comprendere a fondo quanto accade nel mondo abbiamo bisogno di conquistarci una visione più ampia, come possiamo interpretare questa situazione da un punto di vista spirituale?
Cosa sta accadendo nel nostro mondo sempre più segnato da guerre e da massacri quotidiani con la complicità dei media che amplificano quotidianamente menzogne e odio contro l’altro di turno?
Possiamo ipotizzare che la Global War rappresenti in realtà l’inizio del Bellum omnium contra omnes[12], la guerra di tutti contro tutti?
Molti veggenti parlano di un futuro prossimo della terra sempre più incerto con grandi rischi di precipitare in conflitti distruttivi.
Edgar Cayce, lo Sleeping Prophet, ad esempio descrive – ancora negli anni ’30 del secolo scorso - come il primo decennio del nuovo secolo avrebbe ripercorso la situazione del primo dopoguerra fino al disastro economico del ’29, con un progressivo incremento di conflitti. “Mercati e benessere in calo, economie al collasso, disoccupazione in aumento, confusione politica e tumulti popolari (…) con, negli anni successivi, un numero crescente di persone che si troveranno in serie difficoltà anche rispetto a problemi basilari di sopravvivenza”.[13]
Cayce prevede anche la possibilità di una III Guerra mondiale. Parla letteralmente di guerra originata in “Libia, in Egitto, ad Ankara e in Siria, attraverso conflitti sorti intorno agli stretti delle zone a Nord dell’Australia, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico[14]”
Secondo altri veggenti e profeti del passato si è già superato - nella nostra epoca - il punto critico ‘di non ritorno’ nella discesa verso un materialismo che ha totalmente dimenticato l’origine spirituale dell’uomo. Per essi l’unica possibilità di salvezza da disastri sociali e bellici può provenire solo da un’evoluzione spirituale che consenta di non guardare solo agli eventi materiali cercando la felicità solo nella soddisfazione dei bisogni fisici e istintivi.
Vi ricorda vagamente qualcosa?
Il materialismo della vita attuale, il dominio delle immagini, la finanza sfrenata, l’estrema competizione nel lavoro, la mancanza di solidarietà sociale, l’aggressività degli Stati, sono tutti segnali significativi che contraddistinguono questo momento storico. E i segni ci sono tutti: malattie prodotte dalla dipendenza da computer, crack finanziari a livello globale, lavoro sempre più stressante e meno remunerativo, indifferenza del singolo nei confronti dei propri simili, aggressioni continue tra le nazioni.
Proprio queste caratteristiche della nostra cultura sono in realtà alla base – da un’ottica spirituale - dell’insorgere della guerra globale o, come fu anticipato da Rudolf Steiner un secolo fa, come l’inizio della guerra di tutti contro tutti, una prospettiva fino a ieri confinata nelle pagine delle profezie ancora da realizzarsi, ma che oggi – con le nuove dottrine militari annunciate da Obama – inizia ad assumere dei contorni tanto più definiti quanto inquietanti.
“Esteriormente – dice Steiner nel corso di una conferenza del 23 Novembre 1919, dunque ben 20 anni prima della II Guerra mondiale – l’umanità andrà incontro a grandi conflitti. E per queste terribili guerre di cui siamo solo all’inizio (…) e che portano alle estreme conseguenze gli antichi impulsi dell’evoluzione terrestre, non vi sarà alcuna medicina politica, economica o spirituale proveniente dalla farmacia dell’antica evoluzione. I fermenti che hanno prima portato l’Europa all’inizio della sua distruzione [I Guerra mondiale], che metteranno poi Asia ed America l’una contro l’altra [II Guerra mondiale] e che propagheranno la guerra su tutta la terra [Guerra globale] provengono dai tempi antichi.
Potrà contrastare questo portare-all’assurdo l’evoluzione umana solo ciò che conduce gli uomini sulla via dello spirituale: il Sentiero di Michele, che trova la sua continuazione nella Via del Cristo”[15].
Steiner rileva come la guerra di tutti contro tutti inizi gradualmente con l’abituare gli uomini a distruzioni belliche che si presentano per così dire quasi ritmicamente nella storia umana di cui l’inizio è stato il primo conflitto mondiale.
Abituare gli uomini alla guerra: confrontiamo questo con quanto abbiamo riportato all’inizio con le parole di Orwell e con le nuove strategie USA.
“È una convinzione infantile – così ancora Steiner - che da questa catastrofe bellica [la I Guerra mondiale] possano provenire periodi di pace durevoli per l’umanità sul piano fisico. Non sarà così.”[16].
Sarà solo grazie al nascere dell’altruismo se l’umanità sarà in grado di salvarsi dall’autodistruzione, sostiene Rudolf Steiner, evento inevitabile se si continua a ignorare l’elemento morale.
“Gli uomini si annienteranno in guerre fratricide. E la cosa più avvilente - rispetto ad altri tipi di distruzione sarà che avverrà solo per loro responsabilità”[17]. Solo una manciata di persone sopravviverà e saranno coloro che avranno sviluppato un livello di abnegazione profondo, mentre la restante umanità sarà totalmente dedita a mettere al proprio servizio egoistico – grazie a tecnologie potenti e complesse - le forze della natura, senza aver acquisito il necessario grado di altruismo.
La guerra di tutti contro tutti, che rappresenterà la rovina della nostra epoca, sarà originata proprio da questo sviluppo tecnologico estremo totalmente privo di morale.
“Forze enormi e poderose verranno liberate da scoperte che trasformeranno il mondo intero in una sorta di apparecchiatura elettrica globale funzionante in modo autonomo”[18].
A cosa si riferiva? A Internet, nata come progetto per la difesa USA, che oggi ha di fatto trasformato l’intera comunicazione mondiale in una “apparecchiatura elettrica globale funzionante in modo autonomo”?
Ma se Steiner in molte occasioni colloca la guerra di tutti contro tutti in un futuro non immediato, in un particolare ciclo di conferenze egli afferma espressamente che, se l’umanità non sarà in grado di correggere le visioni del mondo profondamente influenzate e corrotte dal materialismo e dall’edonismo dominante che hanno caratterizzato il XIX ed il XX secolo, “alla fine del secolo XX noi ci troveremo di fronte alla guerra di tutti contro tutti! Gli uomini potranno fare tutti i bei discorsi che vorranno, potranno aver fatto tutti i possibili progressi scientifici, avranno di fronte a sé questa guerra di tutti contro tutti. Assisteremo allo sviluppo di un’umanità che tanto più si riempirà la bocca di questioni sociali tanto meno avrà un minimo ‘istinto sociale’”[19].<
Sulla base di queste inquietanti previsioni cerchiamo di ipotizzare come tali eventi – di cui saremmo solo all’inizio – potrebbero svilupparsi.
Abbiamo visto come Steiner parli espressamente di una visione del mondo profondamente materialista che creerebbe le condizioni perché possa svilupparsi anzitempo la guerra di tutti contro tutti.
E mi pare che ci siano pochi dubbi sullo stato di incontrastato materialismo della nostra epoca e sulla mancanza generalizzata di moralità.
Al tempo stesso le allusioni all’utilizzo immorale delle forze di natura (progetto HAARP, armi geopolitiche per il controllo climatico etc.) e l’anticipazione di una terra trasformata in un’unica immensa macchina funzionante elettronicamente (la rete globale del web o la globalizzazione della finanza elettronica ne potrebbero rappresentare l’inizio) non sono più solo ipotesi fantascientifiche.
Abbiamo visto in un precedente intervento come Steiner abbia attribuito ai poteri occulti angloamericani[20] il disegno di porre il mondo intero sotto il giogo del materialismo.
Tale scellerato progetto è passato attraverso la creazione della Società delle Nazioni prima e delle Nazioni Unite poi, la competitività sfrenata, la diffusione della tecnologia, la finanza priva di regole e di moralità, la creazione di un’idea di globalizzazione tesa solo allo sfruttamento economico dei Paesi più deboli.
E anche qui mi pare che ci siamo ampiamente.
Ha parlato – nel 1919! – di cause (fermenti) che dopo la distruzione della Germania, avrebbero portato senza dubbio a una seconda Guerra mondiale, che avrebbe messo di fronte America e Asia (USA e Giappone) e questo pure non fa una piega.
Per poi preannunciare che quegli stessi fermenti – se non contrastati - avrebbero “propagato la guerra su tutta la terra”.
Beh, che ne pensate? Non mi pare che questa prospettiva sia molto irreale.
Vediamo ora come potrebbe delinearsi ulteriormente questa ipotesi.
Una prospettiva potrebbe essere quella di uno scontro frontale tra USA e Cina/Russia, magari in seguito ad un attacco Israelo-americano all’Iran e/o alla Siria.
Di questo ci sono sicuramente le premesse, preparate da anni dai media embedded che suonano la grancassa dell’atomica iraniana, esattamente come fecero dieci anni fa con le famose WMD, o ‘armi di distruzione di massa’ di Saddam, mai trovate, ma che costarono un milione e mezzo di morti.
Altra prospettiva potrebbe essere quella di un estendersi di rivoluzioni a livello mondiale, causate dalla crisi economica dilagante, che riduce in schiavitù economica interi Stati, come è il caso della Grecia oggi.
Questi sconvolgimenti potrebbero cambiare radicalmente il volto della civiltà attuale portando l’umanità intera a uno stato primitivo, dove solo la forza di un Potere accentratore – magari presentato come il ‘salvatore dall’anarchia e dalla distruzione’ – sarebbe in grado di riportare ordine sociale a prezzo di violenze inimmaginabili.
Una terza inquietante prospettiva – se pur con uno sviluppo più graduale – potrebbe essere quella della messa in atto di tecnologie molto avanzate atte a controllare – vedi chip sottocutaneo (il Marchio della Bestia) – di cui si parla ripetutamente qui in USA come di una straordinaria ‘opportunità’ (sic!) per rendere la vita più sicura (ancora, proprio come le guerre al terrorismo hanno reso, nelle parole degli ultimi tre presidenti, gli Stati Uniti “un Paese più sicuro”!).
Queste tecnologie – attuate a livello di massa (come una sorta di ‘vaccinazione obbligatoria’ ed è così che si vagheggia di attuarle) sarebbero letteralmente in grado di soggiogare intere popolazioni in uno stato di totale sudditanza.
A quale di questi scenari ci stiamo avvicinando?
Probabilmente ad un mix del primo e del secondo.
Ma vediamo anche come contrastare il big Game e cercare di far fallire questa sciagurata prospettiva.
Secondo Steiner l’unica reale salvezza da questo scenario si può riassumere in una sola parola: fiducia!
Il nascere e il diffondersi della fiducia tra gli uomini.
Fiducia alla base dell’elemento sociale.
Fiducia dell’uomo nei confronti dell’altro uomo, e conseguente disponibilità alla diffusione delle verità.
E da chi viene ostacolato il sorgere di questa fiducia?
Dalle logge e dagli Iniziati dell’Occidente [angloamericani], ci dice Steiner, che non vogliono parlare all’elemento di libertà del singolo individuo, ma alle masse.
Che rivelano solo parzialmente quelle verità spirituali che – in armonia con i dettami del Mondo spirituale - devono essere rese pubbliche.
Rudolf Steiner fu infatti il primo a rendere pubbliche notizie e comunicazioni che sino ad allora erano state tenute gelosamente segrete dalle varie congreghe occulte.
Come il cristianesimo rappresentò nelle parole del Cristo una verità universale, diretta a tutti senza limiti di razza, nazionalità, sesso o cultura, allo stesso modo la Scienza dello Spirito di Steiner rivela conoscenze fino a quel momento riservate con l’obiettivo di dare a ogni uomo – senza limiti di razza, nazionalità, sesso o cultura – la possibilità di conseguire conoscenze spirituali.
Questo fece scatenare contro di lui l’ira di potenti organizzazioni che cercheranno di distruggerne l’immagine e financo di assassinarlo.
Gli Iniziati anglo-americani cercano dunque di promuovere quel tanto delle vie iniziatiche che serve a edificare il dominio angloamericano del mondo, ma la via dell’Iniziazione si deve rivolgere al singolo individuo e non alle masse utilizzando strumenti di persuasione occulta, facendo appello alla capacità di comprensione indipendente e libera di ogni singolo essere umano.
Questo principio è collegato con un principio sociale fondamentale; se ci si rivolge a ciascuno partendo da principi morali, etici, e aspettando – nei tempi di ciascuno – la risposta cosciente e libera, allora non si tende ad assoggettare gli uomini, utilizzando astrazioni per irregimentarli in gregge.
Solo se il singolo essere umano accoglie ed elabora liberamente la conoscenza occulta produce moralità e libertà anche sul piano sociale, portando dentro di sé l’antidoto ad ogni costrizione o menzogna con cui si cerca di intrappolarlo.
Questo è il motivo della divulgazione delle verità occulte nel secolo XX che l’Antroposofia ha attuato, in contrapposizione con le élite occulte angloamericane, che volevano continuare a utilizzare le proprie conoscenze solo per realizzare le proprie finalità di dominio globale.
“La grande fiducia, questo deve diventare l’impulso sociale più importante del futuro. Gli uomini devono poter lavorare insieme. Altrimenti le cose non andranno avanti. (…) Oggi comincia per gli Iniziati dell’Occidente [angloamericani] la grande angoscia, la terribile paura. Essi dicono: se noi parleremo in futuro solo alle singole persone allora scateniamo la guerra di tutti contro tutti, dato che in tal caso gli uomini non saranno organizzati, visto che si è costruita una fiducia generale, allora l’umanità precipiterà nella guerra di tutti contro tutti. Essi sentono questa angoscia. Per questo costoro vogliono mantenere queste verità iniziatiche, oserei dire, sottochiave lasciando avanzare l’umanità verso il futuro sotto una luce apparente, ma in stato di sonno”[21].
L’opera divulgativa delle verità occulte da parte dell’Antroposofia – che ha rotto tabu millenari[22], la pubblicazione di migliaia di libri, saggi, cicli di conferenze anche profondamente esoteriche – ha come scopo principale dunque quello di creare l’unica possibile difesa nella nostra epoca nei confronti dell’unilateralità di determinate potenti congreghe che si propongono di mantenere i popoli in sudditanza - in una sorta di sopore della coscienza - nei confronti del reale svolgersi degli eventi.
Libera diffusione delle verità spirituali per creare fiducia.
Per vincere ansia e paura.
Auspichiamo dunque che l’uomo – nel suo attuare libere scelte – possa essere in grado di disincantare queste terrificanti prospettive, un po’ come un’automobile che, con una poderosa frenata, riesca a fermarsi a pochi centimetri dal precipizio. Ma questo può avvenire solo se s’iniziano a rimuovere – partendo da ciascuno di noi - i ‘fermenti’, le cause che hanno portato a questo stato di cose.
Vale a dire il potere esclusivo della visione materialistica del mondo che deforma radicalmente ogni pensiero umano e paralizza ogni possibilità di crescita morale dei popoli.
Houston, 30 maggio 2012
www.pierocammerinesi.it
[1] George Orwell, 1984.
[4] ibidem
[5] Tyler, Patrick E. U.S. Strategy Plan Calls for Insuring No Rivals
Develop: A One Superpower World. The New York Times: March 8, 1992. http://work.colum.edu/~amiller/wolfowitz1992.htm
[6] http://www.newamericancentury.org/publicationsreports.htm
PNAC, Rebuilding America’s Defenses. Project for the New American Century:
September 2000, pag.51
[9] "Ordine militare del 13 Novembre 2001: detenzione, regole di
comportamento verso i detenuti e processo di non cittadini USA nella Guerra
contro il terrorismo."
[12] Bellum
omnium contra omnes o "guerra di tutti contro
tutti" nell’accezione di Thomas Hobbes (1588-1679) descrive lo ‘stato di
natura’ in cui, non esistendo legge alcuna,
ogni individuo verrebbe mosso solo dal suo istinto, danneggiando gli altri ed
eliminando chiunque gli sia di ostacolo verso il soddisfacimento dei propri
desideri.
[14] Edgar Cayce reading (3976-26) April 28, 1941
[15] Rudolf Steiner, GA194, Die Sendung Michaels, R.Steiner Verlag Dornach 1994
[16] Rudolf Steiner, GA193, Der innere Aspekt des sozialen Rätsels, R.Steiner Verlag, Dornach
1989
[17] Rudolf Steiner, GA265, VERÖFFENTLICHUNGEN ZUR
GESCHICHTE UND AUS DEN INHALTEN DER ESOTERISCHEN SCHULE 1904 BIS 1914 - Wesen und Aufgabe der
Freimaurerei vom Gesichtspunkt der Geisteswissenschaft, Conferenza del 25
Dicembre 1904.
[18] Ibidem
[19] Rudolf Steiner, GA205, Der Mensch in seinem Zusammenhang mit dem Kosmos, Band 6,
conferenza tenuta a Dornach il 6 agosto 1921.
[21] Rudolf Steiner, GA196, Geistige
und soziale Wandlungen in der Menschheitsentwickelung, Conferenza del 17
gennaio 1920 tenuta a Dornach
[22] Basti pensare che nelle
antiche Scuole dei Misteri si pagava con la vita la rivelazione di conoscenze
apprese all’interno dei Misteri. Queste tradizioni durano tutt’oggi nei rituali
massonici o mafiosi.
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USA
19 marzo 2012
Biblioteca NWO - La strage dei genetisti
“La strage dei genetisti. I retroscena della guerra nucleare, chimica, batteriologica”
Maurizio Blondet
Effedieffe, 2004
Pagg. 127
Poco più di una centinaio di pagine che si leggono d’un fiato, ricchissime di informazioni, dati e riferimenti a personaggi, eventi, gruppi.
Blondet delinea la cronistoria di una vera e propria strage, iniziata all’indomani dell’11 settembre 2001 e perpetrata ai danni di scienziati di tutto il mondo. Nel giro di pochi mesi, una ventina di virologi, genetisti e biologi sono morti in circostanze sospette. Diversi sono stati trovati “suicidati” (e in Italia questo termine virgolettato ha un significato ben preciso).
Blondet ricostruisce uno scenario raccapricciante, in cui il potere militare è alla caccia dell’arma assoluta, quella genetica, e per riuscirci non si fa scrupolo di comprare o ammazzare i migliori scienziati del mondo.
Sommario:
E il nome della stella è Assenzio
Vladimir Pasechnik
Novembre nero
L’antrace
Kelly e l’antrace
Quel missile vagante
Sicari all’opera
L’orribile progresso
La SARS è un’arma?
Cosa cerca Israele?
L’inevitabile è già qui
Terrore di Stato
La cronologia di Ruppert
Scienza contro civiltà
Mobilitazione totale
Così parlò Kelly
Maurizio Blondet
Effedieffe, 2004
Pagg. 127
Poco più di una centinaio di pagine che si leggono d’un fiato, ricchissime di informazioni, dati e riferimenti a personaggi, eventi, gruppi.
Blondet delinea la cronistoria di una vera e propria strage, iniziata all’indomani dell’11 settembre 2001 e perpetrata ai danni di scienziati di tutto il mondo. Nel giro di pochi mesi, una ventina di virologi, genetisti e biologi sono morti in circostanze sospette. Diversi sono stati trovati “suicidati” (e in Italia questo termine virgolettato ha un significato ben preciso).
Blondet ricostruisce uno scenario raccapricciante, in cui il potere militare è alla caccia dell’arma assoluta, quella genetica, e per riuscirci non si fa scrupolo di comprare o ammazzare i migliori scienziati del mondo.
Sommario:
E il nome della stella è Assenzio
Vladimir Pasechnik
Novembre nero
L’antrace
Kelly e l’antrace
Quel missile vagante
Sicari all’opera
L’orribile progresso
La SARS è un’arma?
Cosa cerca Israele?
L’inevitabile è già qui
Terrore di Stato
La cronologia di Ruppert
Scienza contro civiltà
Mobilitazione totale
Così parlò Kelly
16 marzo 2012
Biblioteca NWO - Il lato oscuro del Nuovo Ordine Mondiale
Da parecchio tempo volevo implementare il blog con una sezione dedicata ai libri che trattano di NWO e tematiche correlate. Finalmente mi sono decisa ad inaugurarla e lo faccio presentando uno dei libri che per primi in Italia hanno divulgato questo argomento.
Una avvertenza (che onestamente mi pare scontata): non reputo alcun libro condivisibile in toto, anzi mi preoccuperei se ciò avvenisse.. Quindi non considerate questa piccola "Biblioteca NWO" come una miniera a cui attingere passivamente. Nessun libro è una bibbia e ciascuno è da leggere con spirito critico.
I libri che presento sono semplicemente un insieme di opere che approfondiscono temi e forniscono, almeno in parte, informazioni interessanti o spunti su cui riflettere.
_________________
“Il lato oscuro del Nuovo Ordine Mondiale”
Marcello Pamio
Macro Edizioni, 2004
Pagg. 204
Un volumetto denso di informazioni e per così dire “ante-litteram” nel panorama editoriale italiano. Pamio compie una carrellata sugli enti, i personaggi e i fenomeni legati all’NWO. Espongo il sommario perché dà una buona idea di ciò che abbiamo per le mani:
Introduzione: il Nuovo Ordine (Economico) Mondiale
L’ONU
Il sistema bancario mondiale
La Banca Mondiale
Il Fondo monetario internazionale
Il WTO
Le multinazionali
L’impero dei Rothschild
I gruppi elitari del potere economico
L’OMS
Controllo mentale
Vaccinazioni di massa
OGM
Malattia
La Nuova Medicina di Hamer
Ombra: il lato oscuro del potere
Pedofilia e sette sataniche
Cerchi nel grano
Echelon, il grande orecchio
La rete delle reti: internet
11 settembre 2001: attacco al potere
I controllori mediatici
I burattinai
I Protocollo dei Savi Anziani di Sion
Che cosa possiamo fare?
Bibliografia di approfondimento
Come si vede, ci sono tante tematiche in questo libro, alcune a mio parere poco attinenti (per es. i cerchi nel grano), altre invece meriterebbero maggior spazio. Ma come scritto all’inizio, mi preoccuperei se mi trovassi d’accordo in toto con un autore.. Ogni libro va letto e ponderato con spirito critico.
Questo volume resta però un bel condensato di organizzazioni e realtà -oggi più tentacolari che mai- che lavorano concretamente per stringere attorno alle nostre vite i lacci della schiavitù.
Sta a noi scegliere se farceli stringere ulteriormente o se liberarcene una volta per tutte.
Una avvertenza (che onestamente mi pare scontata): non reputo alcun libro condivisibile in toto, anzi mi preoccuperei se ciò avvenisse.. Quindi non considerate questa piccola "Biblioteca NWO" come una miniera a cui attingere passivamente. Nessun libro è una bibbia e ciascuno è da leggere con spirito critico.
I libri che presento sono semplicemente un insieme di opere che approfondiscono temi e forniscono, almeno in parte, informazioni interessanti o spunti su cui riflettere.
_________________
“Il lato oscuro del Nuovo Ordine Mondiale”
Marcello Pamio
Macro Edizioni, 2004
Pagg. 204
Un volumetto denso di informazioni e per così dire “ante-litteram” nel panorama editoriale italiano. Pamio compie una carrellata sugli enti, i personaggi e i fenomeni legati all’NWO. Espongo il sommario perché dà una buona idea di ciò che abbiamo per le mani:
Introduzione: il Nuovo Ordine (Economico) Mondiale
L’ONU
Il sistema bancario mondiale
La Banca Mondiale
Il Fondo monetario internazionale
Il WTO
Le multinazionali
L’impero dei Rothschild
I gruppi elitari del potere economico
L’OMS
Controllo mentale
Vaccinazioni di massa
OGM
Malattia
La Nuova Medicina di Hamer
Ombra: il lato oscuro del potere
Pedofilia e sette sataniche
Cerchi nel grano
Echelon, il grande orecchio
La rete delle reti: internet
11 settembre 2001: attacco al potere
I controllori mediatici
I burattinai
I Protocollo dei Savi Anziani di Sion
Che cosa possiamo fare?
Bibliografia di approfondimento
Come si vede, ci sono tante tematiche in questo libro, alcune a mio parere poco attinenti (per es. i cerchi nel grano), altre invece meriterebbero maggior spazio. Ma come scritto all’inizio, mi preoccuperei se mi trovassi d’accordo in toto con un autore.. Ogni libro va letto e ponderato con spirito critico.
Questo volume resta però un bel condensato di organizzazioni e realtà -oggi più tentacolari che mai- che lavorano concretamente per stringere attorno alle nostre vite i lacci della schiavitù.
Sta a noi scegliere se farceli stringere ulteriormente o se liberarcene una volta per tutte.
16 gennaio 2012
E tu? Sei una pecora bianca o una pecora nera?
Nuovo promo, questa volta per un articolo di riflessioni che si è arricchito anche grazie ai commenti dei lettori.
http://www.youtube.com/watch?v=Bia7vMLS51M
http://www.youtube.com/watch?v=Bia7vMLS51M
10 gennaio 2012
Scie chimiche: ricordi i cieli di 20 anni fa?
Riporto un intervento di Federico Povolieri, autore tra l'altro di diversi ottimi articoli sui meccanismi della propaganda, comparso su LuogoComune.net a seguito dell'articolo "10 prove sull'esistenza delle scie chimiche".
Nel commento, che trascrivo su gentile concessione, Federico riporta la sua testimonianza di attento osservatore del cielo e degli aerei.
Buongiorno a tutti,
non mi piace intervenire in queste eterne discussioni ma forse, la mia semplice esperienza di osservazione, per quanto senza valore come prova scientifica, può servire a qualcuno; in fondo, i testimoni si ascoltano sempre, anche durante i processi.
Non si fa mai il callo, parlo per me, a certi comportamenti; non so se devo sentirmi divertito oppure offeso da chi insiste disperatamente e in tutti i modi a cercare di far passare il fenomeno delle scie chimiche come qualcosa di assolutamente normale.
Questa gente se potesse dire che oggi si vedono più scie nel cielo perché adesso abitiamo su Marte e non sulla Terra, arriverebbe a dire anche questo. Cercare inoltre di fare capriole tra le condizioni atmosferiche e i motori di nuova concezione lascia fuori tutta una serie di altri aspetti legati a queste operazioni che non possono essere ignorati.
Di sicuro mi ha fatto ridere quello che se ne è uscito con la storia dei turbofan e dei vecchi motori degli aerei che negli anni ’60 (come i B52) facevano delle scie di fumo nero.
Si è dimenticato di sottolineare che il fumo nero era proprio fumo, con la stessa consistenza del fumo dei tubi di scappamento e che il fenomeno era visibile e si presentava soltanto durante la massima spinta al decollo dell'aeromobile. Non è che questi aerei facessero scie nere durante il loro tragitto alla velocità di crociera.
Comunque, per quello che vale, ecco la mia esperienza con le scie chimiche:
Sono sempre stato un appassionato di aviazione civile e militare, ho iniziato a fare fotografie di aerei in volo e a terra (con attrezzatura semi professionale, sperando di venderle o di partecipare a vari concorsi) fin dall'età di 14 anni.
Ho frequentato piloti, motoristi, aeroporti e tutta la gente che apparteneva a questo mondo per me affascinante.
Ho sempre osservato il cielo, ho sempre utilizzato dei binocoli, giocando a riconoscere gli aerei, ed ho sempre osservato le scie di condensazione.
Posso quindi affermare di essere stato un osservatore allenato nel momento in cui nei cieli della mia città è comparso il fenomeno delle cosiddette scie chimiche.
Verso la fine del 2003, ricorderò sempre un mattino di autunno in cui uscii di casa e fu impossibile per me non notare tre scie molto voluminose e consistenti, perfettamente allineate e che, non soltanto per la loro dimensione, davano la sensazione di essere molto basse.
Scomparivano oltre i tetti di alcune case davanti a me e arrivavano da dietro altre case che stavano alle mie spalle.
Il primo pensiero che mi venne automaticamente in testa fu che fossero passati tre caccia militari in formazione a bassa quota con dei fumogeni aperti.
Cercai un posto aperto per vedere meglio quelle scie e quando lo trovai mi resi conto che andavano quasi da orizzonte a orizzonte; non avevo mai visto una cosa del genere. Un fumogeno non resta compatto così a lungo; inoltre la densità di queste scie cominciava a farmi dubitare che si trattasse effettivamente di un fumogeno.
Non seppi darmi una spiegazione e dopo mezz'ora le tre scie erano ancora lì; si stavano allargando ancora di più senza dare l'impressione di perdere la loro consistenza (cosa che con un fumogeno ma anche con una scia di condensa non è mai accaduta, anche se io in quel momento avevo pensato a tutto tranne che alle scie di condensazione).
Un mese dopo, parlando con un mio amico di ciò a cui avevo assistito, sentii per la prima volta parlare di scie chimiche; mi disse di cercare su internet che si stava parlando di questa cosa che si stava verificando in diverse parti del mondo.
Iniziai una ricerca e trovai vari siti, tra cui alcuni italiani che ne parlavano. All'inizio mi sembrò una bufala; all'epoca non c'erano molte foto e quelle che c'erano erano pure di scarsa qualità. Mi sembrò una paranoia da schizoidi che confondevano alcune foto effettivamente strane con le scie di condensazione; però in effetti alcune fotografie assomigliavano troppo a ciò che avevo visto io e la cosa mi incuriosì.
Decisi di osservare con più attenzione il cielo.
Una piccola premessa: perché non pensai subito alle scie di condensazione?
Per un semplice motivo; avevo sempre osservato le scie di condensazione per tutta la mia vita e alcune caratteristiche di queste osservazioni erano sempre state immutabili:
1) L’altitudine degli aerei e conseguentemente delle scie:
Quando si verificava il fenomeno delle scie di condensazione gli aerei non erano MAI visibili a occhio nudo. Erano assolutamente non identificabili, il massimo che si poteva osservare era un puntino indistinto o un riflesso abbagliante dovuto al sole che batteva sulla carlinga; a volte era anche difficile osservare le forme dell'aereo pur disponendo di un paio di buoni binocoli e questo era dovuto all'estrema altitudine a cui volavano questi aerei (dai 10.000 metri in su).
Di conseguenza, anche la scia che lasciavano risultava sottile e molto alta ne cielo; non si poteva avere la sensazione di poterla quasi toccare con mano, anzi la scia era l'unico segnale visibile che ci fosse un aereo in passaggio.
2) La lunghezza delle scie:
Le scie variavano di lunghezza a seconda del momento in cui le si osservava; in certe occasioni, affermare che erano molto lunghe significava che occupavano comunque una porzione di cielo, ma nulla di simile a quanto si osserva oggi con scie che sono lunghe centinaia di km.
3) Il volume delle scie:
Le scie di condensazione non hanno mai moltiplicato di molte volte il loro volume e non hanno mai avuto una persistenza superiore ai 10-15 minuti nei casi più eclatanti, inoltre non hanno mai avuto conformazioni e densità simili a quanto si vede oggi. Il loro espandersi coincideva all’epoca sempre con lo sfaldamento, la perdita di densità e la lenta dissoluzione.
4) Il periodo in cui avviene il fenomeno:
Ho sempre potuto osservare le scie di condensazione durante precisi periodi e in particolar modo: l'alba, il tramonto, e durante i cambi di stagione. Osservazioni durante altri momenti erano possibili ma estremamente più rare. Nulla di simile con quello a cui assistiamo oggi con scie presenti durante tutto l'arco della giornata, a qualsiasi ora notte compresa e senza interruzione, a volte per una settimana di seguito. Nulla poi in confronto al fatto che negli ultimi anni non esiste più una giornata in cui osservando il cielo sia possibile non vedere scie. Sono ormai osservabili tutti i giorni e quasi tutte le notti.
Di conseguenza, quando nei giorni successivi ho iniziato a osservare attentamente il cielo, sono rimasto sbalordito quando ho iniziato a vedere in certi giorni della settimana il passaggio di aerei che rilasciavano scie persistenti che sembravano molto basse e che aumentavano di volume persistendo per ore nel cielo.
La cosa che mi impressionò maggiormente era il fatto di poter vedere chiaramente l'aero a occhio nudo, tanto da poterne osservare i dettagli, il numero di motori, il profilo alare... Tutto questo era senza precedenti; mai avevo osservato aerei con la scia così bassi e visibili.
All'inizio sembravano tutti dei DC10 o dei KC135, tutti bianchi. Gli aerei civili non si vedevano passare a occhio nudo anche se passavano... ma senza punti di riferimento e vista l'altitudine non era possibile vederli tranne quelli in decollo o atterraggio presso il vicino aeroporto.
Negli anni seguenti ho iniziato gradualmente a notare un aumento di attività; ciò che all'inizio del 2004 comprendeva solo questi aerei bianchi che operavano in alcuni giorni, cominciarono a vedersi altri modelli di aerei (MD80 ad esempio) che aumentavano la frequenza. Oggi come ho detto, non esiste giornata in cui il cielo sia sgombro da scie con picchi in cui per alcuni giorni, si scatenano scie persistenti che coprono completamente il cielo e vanno avanti senza interruzione per una settimana.
Oltre a tutto questo, ciò che ho osservato e non avevo mai visto in vita mia erano le manovre di questi aerei: improvvise virate con inversioni a U, delle enormi S disegnate nel cielo, virate di più aerei con rotte convergenti o divergenti e ogni sorta di anomalia che mai avevo osservato.
Ricordo un giorno in cui una decina di DC10 a distanza di circa 1-2 minuti l'uno dall'altro, arrivavano da est con scie persistenti di cui non si vedeva l’inizio, scomparendo a ovest.
Li osservai passare uno alla volta con questo intervallo di tempo... Poi più nulla... 15 minuti dopo, sento il rombo di alcuni reattori; alzo gli occhi al cielo e vedo tutti e 10 gli aerei tornare da ovest verso est, stavolta tutti assieme anche se non in una vera formazione, disposti disordinatamente ma tutti nello stesso momento; stavano tornando da dove erano venuti e stavolta non rilasciavano alcuna scia.
In un'altra occasione mi capita di vedere un MD80 in avvicinamento sulla mia verticale; arriva da una direzione strana; diciamo che dal mio terrazzo vedo il circuito di discesa con il corridoio di atterraggio del vicino aeroporto. Generalmente gli aerei girano attorno alla città, passando per l'esterno delle isole che chiudono il bacino e virando in discesa in un circuito che li porta in allineamento con la pista.
Questo MD80, invece di proseguire nel circuito di virata improvvisamente taglia sopra la città. Siccome era basso, ben visibile e ben udibile, ho pensato che per un qualche motivo avesse abortito l'atterraggio.
Non appena si trova sopra la mia verticale, all'improvviso emette una scia bianca molto densa; prosegue per un tratto e poi cessa l'emissione.
Ovviamente non poteva essere una scia di condensa... Ho iniziato a pensare se per caso avesse scaricato carburante, magari per un'emergenza; ma quella scia è rimasta per due ore sulla mia testa... Bassissima; si è allargata fino a circa il doppio della sua dimensione originale, ha mantenuto la sua forma e la sua consistenza e lentamente il vento l'ha spostata. Ma per 2 ore è rimasta lì. L’MD80 non era a più di 1500/2000 metri.
In questi anni ho osservato di tutto; comprese scie di vari colori, varie dimensioni, consistenza e persistenza apparse contemporaneamente nello stesso medesimo momento nel cielo.
Ho osservato dei cieli completamente assurdi che in alcuni casi hanno persino allarmato la gente che normalmente è all'oscuro di questi fenomeni, provocando telefonate ai carabinieri, ai pompieri, agli aeroporti.
Questa testimonianza ne è un esempio:
In questo video invece, potete osservare scie di diverso colore, di diversa dimensione e di diversa consistenza, tutte nello stesso momento:
Qui, sempre a titolo di esempio, sono documentati altri aerei che cessano o iniziano le scie all'improvviso, che rilasciano scie corte o lunghe e persistenti nello stesso momento, o che ripercorrono una scia persistente senza rilasciarne alcuna:
In quest'altro video infine, c'è un paragone con quello che sta succedendo sopra la mia testa e una foto satellitare ripresa nello stesso momento, che è indicativa in quanto pare che il Veneto sia l'unico posto in cui si concentrano improvvisamente un numero incredibile di scie persistenti:
In tutti questi anni, oltre alle osservazioni che basterebbero a riempire un libro, ho notato molte cose curiose; ad esempio che il fenomeno non ha colpito persone che in teoria dovrebbero essere i primi ad accorgersene (come i piloti) fino a quando non glielo fai notare.
Ad esempio un mio amico, un comandante ormai ottantenne con un'esperienza incredibile di pilota acrobatico, militare e civile, quando per la prima volta gli dissi indicando il cielo: "Comandante, ma che ne pensa di queste scie? Cosa sono per lei?" Mi rispose: "Mi stupisco di te, non vorrai mica farmi credere che non conosci le scie di condensazione"... Al ché gli consigliai di osservare meglio perché da qualche anno ciò a cui assistevo non assomigliava a nulla che avessi mai osservato in 30 anni.
Alcune settimane dopo lo reincontrai completamente sconvolto... Non riusciva a capacitarsi del fatto di non essersene mai accorto prima, ma gli bastò osservare per un po’ di tempo per rendersi conto che non c'era nulla di normale in quello che stava vedendo. Promise di informarsi presso le sue fonti, ma non ottenne mai soddisfazione.
Un altro amico ottantenne, che aveva pilotato l'F86 Sabre nelle basi NATO del dopoguerra e che da ragazzo aveva avuto modo di vedere le numerose scie che lasciavano gli immensi stormi di bombardieri americani che passavano sopra Venezia per andare a bombardare Treviso o Marghera, non si era accorto nemmeno lui del fenomeno fino a quando non glielo feci notare.
Ho conosciuto molti esempi simili in questi anni.
Ma la cosa che mi sta inquietando di più, è essermi reso conto dell'imponente operazione di propaganda nera (cioè nascosta) che si sta muovendo attorno a questa realtà: film, cartoni animati, pubblicità, e ogni sorta di mezzo di comunicazione di massa si sta adoperando nel far consapevolmente comparire queste scie dappertutto...
I cartoni animati sono l'esempio più agghiacciante; è evidente l'intenzione di voler allevare le persone educandole visivamente a vedere le scie.
Un bambino che le abbia sempre viste fin dai cartoni animati, non troverà mai nulla di strano nel cielo sopra la sua testa.
Addirittura scoprire che esistono filmati manipolati… di recente è stata scoperta una pubblicità che utilizza uno spezzone di un vecchio film; nella versione originale del film il cielo è pulito, nella versione utilizzata per la pubblicità sono state aggiunte le scie digitalmente.
Ignorare tutti gli elementi che vanno tenuti in considerazione quando si inizia a parlare di questo fenomeno è impossibile e assurdo.
Le scie chimiche sono un fenomeno complesso che coinvolge una quantità impressionante di elementi e fattori, che rendono tutti assieme evidente il fatto che ci troviamo davanti non a un fenomeno naturale ma ad un'operazione artificiale dagli scopi ancora non del tutto chiariti.
____
Ho dimenticato una piccola ovvietà a cui però non molti pensano:
La ricerca nell'industria aeronautica, specialmente quella militare (i cui risultati e scoperte vengono successivamente adottati e integrati in quella civile) si è sempre mossa fin dagli anni ’50 nel cercare sistemi per ridurre al massimo la possibilità di formazione delle contrails (scie di condensazione) e questo per ovvi motivi. Si sono studiati i motori, i carburanti, i dissipatori e ogni altra sorta di escamotage che potesse ridurre al massimo la visibilità di un aereo a causa della sua scia.
Quindi affermare che il disastro di scie a cui si assiste quotidianamente nei nostri cieli è dovuto all'aumento del traffico aereo o ai nuovi carburanti o ai nuovi motori è un'altra di quelle arrampicate sugli specchi di chi non sa più che scusa trovare pur di impedire che la gente si faccia delle legittime domande.
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Un altro suo interessante commento si trova qui.
Nel commento, che trascrivo su gentile concessione, Federico riporta la sua testimonianza di attento osservatore del cielo e degli aerei.
Buongiorno a tutti,
non mi piace intervenire in queste eterne discussioni ma forse, la mia semplice esperienza di osservazione, per quanto senza valore come prova scientifica, può servire a qualcuno; in fondo, i testimoni si ascoltano sempre, anche durante i processi.
Non si fa mai il callo, parlo per me, a certi comportamenti; non so se devo sentirmi divertito oppure offeso da chi insiste disperatamente e in tutti i modi a cercare di far passare il fenomeno delle scie chimiche come qualcosa di assolutamente normale.
Questa gente se potesse dire che oggi si vedono più scie nel cielo perché adesso abitiamo su Marte e non sulla Terra, arriverebbe a dire anche questo. Cercare inoltre di fare capriole tra le condizioni atmosferiche e i motori di nuova concezione lascia fuori tutta una serie di altri aspetti legati a queste operazioni che non possono essere ignorati.
Di sicuro mi ha fatto ridere quello che se ne è uscito con la storia dei turbofan e dei vecchi motori degli aerei che negli anni ’60 (come i B52) facevano delle scie di fumo nero.
Si è dimenticato di sottolineare che il fumo nero era proprio fumo, con la stessa consistenza del fumo dei tubi di scappamento e che il fenomeno era visibile e si presentava soltanto durante la massima spinta al decollo dell'aeromobile. Non è che questi aerei facessero scie nere durante il loro tragitto alla velocità di crociera.
Comunque, per quello che vale, ecco la mia esperienza con le scie chimiche:
Sono sempre stato un appassionato di aviazione civile e militare, ho iniziato a fare fotografie di aerei in volo e a terra (con attrezzatura semi professionale, sperando di venderle o di partecipare a vari concorsi) fin dall'età di 14 anni.
Ho frequentato piloti, motoristi, aeroporti e tutta la gente che apparteneva a questo mondo per me affascinante.
Ho sempre osservato il cielo, ho sempre utilizzato dei binocoli, giocando a riconoscere gli aerei, ed ho sempre osservato le scie di condensazione.
Posso quindi affermare di essere stato un osservatore allenato nel momento in cui nei cieli della mia città è comparso il fenomeno delle cosiddette scie chimiche.
Verso la fine del 2003, ricorderò sempre un mattino di autunno in cui uscii di casa e fu impossibile per me non notare tre scie molto voluminose e consistenti, perfettamente allineate e che, non soltanto per la loro dimensione, davano la sensazione di essere molto basse.
Scomparivano oltre i tetti di alcune case davanti a me e arrivavano da dietro altre case che stavano alle mie spalle.
Il primo pensiero che mi venne automaticamente in testa fu che fossero passati tre caccia militari in formazione a bassa quota con dei fumogeni aperti.
Cercai un posto aperto per vedere meglio quelle scie e quando lo trovai mi resi conto che andavano quasi da orizzonte a orizzonte; non avevo mai visto una cosa del genere. Un fumogeno non resta compatto così a lungo; inoltre la densità di queste scie cominciava a farmi dubitare che si trattasse effettivamente di un fumogeno.
Non seppi darmi una spiegazione e dopo mezz'ora le tre scie erano ancora lì; si stavano allargando ancora di più senza dare l'impressione di perdere la loro consistenza (cosa che con un fumogeno ma anche con una scia di condensa non è mai accaduta, anche se io in quel momento avevo pensato a tutto tranne che alle scie di condensazione).
Un mese dopo, parlando con un mio amico di ciò a cui avevo assistito, sentii per la prima volta parlare di scie chimiche; mi disse di cercare su internet che si stava parlando di questa cosa che si stava verificando in diverse parti del mondo.
Iniziai una ricerca e trovai vari siti, tra cui alcuni italiani che ne parlavano. All'inizio mi sembrò una bufala; all'epoca non c'erano molte foto e quelle che c'erano erano pure di scarsa qualità. Mi sembrò una paranoia da schizoidi che confondevano alcune foto effettivamente strane con le scie di condensazione; però in effetti alcune fotografie assomigliavano troppo a ciò che avevo visto io e la cosa mi incuriosì.
Decisi di osservare con più attenzione il cielo.
Una piccola premessa: perché non pensai subito alle scie di condensazione?
Per un semplice motivo; avevo sempre osservato le scie di condensazione per tutta la mia vita e alcune caratteristiche di queste osservazioni erano sempre state immutabili:
1) L’altitudine degli aerei e conseguentemente delle scie:
Quando si verificava il fenomeno delle scie di condensazione gli aerei non erano MAI visibili a occhio nudo. Erano assolutamente non identificabili, il massimo che si poteva osservare era un puntino indistinto o un riflesso abbagliante dovuto al sole che batteva sulla carlinga; a volte era anche difficile osservare le forme dell'aereo pur disponendo di un paio di buoni binocoli e questo era dovuto all'estrema altitudine a cui volavano questi aerei (dai 10.000 metri in su).
Di conseguenza, anche la scia che lasciavano risultava sottile e molto alta ne cielo; non si poteva avere la sensazione di poterla quasi toccare con mano, anzi la scia era l'unico segnale visibile che ci fosse un aereo in passaggio.
2) La lunghezza delle scie:
Le scie variavano di lunghezza a seconda del momento in cui le si osservava; in certe occasioni, affermare che erano molto lunghe significava che occupavano comunque una porzione di cielo, ma nulla di simile a quanto si osserva oggi con scie che sono lunghe centinaia di km.
3) Il volume delle scie:
Le scie di condensazione non hanno mai moltiplicato di molte volte il loro volume e non hanno mai avuto una persistenza superiore ai 10-15 minuti nei casi più eclatanti, inoltre non hanno mai avuto conformazioni e densità simili a quanto si vede oggi. Il loro espandersi coincideva all’epoca sempre con lo sfaldamento, la perdita di densità e la lenta dissoluzione.
4) Il periodo in cui avviene il fenomeno:
Ho sempre potuto osservare le scie di condensazione durante precisi periodi e in particolar modo: l'alba, il tramonto, e durante i cambi di stagione. Osservazioni durante altri momenti erano possibili ma estremamente più rare. Nulla di simile con quello a cui assistiamo oggi con scie presenti durante tutto l'arco della giornata, a qualsiasi ora notte compresa e senza interruzione, a volte per una settimana di seguito. Nulla poi in confronto al fatto che negli ultimi anni non esiste più una giornata in cui osservando il cielo sia possibile non vedere scie. Sono ormai osservabili tutti i giorni e quasi tutte le notti.
Di conseguenza, quando nei giorni successivi ho iniziato a osservare attentamente il cielo, sono rimasto sbalordito quando ho iniziato a vedere in certi giorni della settimana il passaggio di aerei che rilasciavano scie persistenti che sembravano molto basse e che aumentavano di volume persistendo per ore nel cielo.
La cosa che mi impressionò maggiormente era il fatto di poter vedere chiaramente l'aero a occhio nudo, tanto da poterne osservare i dettagli, il numero di motori, il profilo alare... Tutto questo era senza precedenti; mai avevo osservato aerei con la scia così bassi e visibili.
All'inizio sembravano tutti dei DC10 o dei KC135, tutti bianchi. Gli aerei civili non si vedevano passare a occhio nudo anche se passavano... ma senza punti di riferimento e vista l'altitudine non era possibile vederli tranne quelli in decollo o atterraggio presso il vicino aeroporto.
Negli anni seguenti ho iniziato gradualmente a notare un aumento di attività; ciò che all'inizio del 2004 comprendeva solo questi aerei bianchi che operavano in alcuni giorni, cominciarono a vedersi altri modelli di aerei (MD80 ad esempio) che aumentavano la frequenza. Oggi come ho detto, non esiste giornata in cui il cielo sia sgombro da scie con picchi in cui per alcuni giorni, si scatenano scie persistenti che coprono completamente il cielo e vanno avanti senza interruzione per una settimana.
Oltre a tutto questo, ciò che ho osservato e non avevo mai visto in vita mia erano le manovre di questi aerei: improvvise virate con inversioni a U, delle enormi S disegnate nel cielo, virate di più aerei con rotte convergenti o divergenti e ogni sorta di anomalia che mai avevo osservato.
Ricordo un giorno in cui una decina di DC10 a distanza di circa 1-2 minuti l'uno dall'altro, arrivavano da est con scie persistenti di cui non si vedeva l’inizio, scomparendo a ovest.
Li osservai passare uno alla volta con questo intervallo di tempo... Poi più nulla... 15 minuti dopo, sento il rombo di alcuni reattori; alzo gli occhi al cielo e vedo tutti e 10 gli aerei tornare da ovest verso est, stavolta tutti assieme anche se non in una vera formazione, disposti disordinatamente ma tutti nello stesso momento; stavano tornando da dove erano venuti e stavolta non rilasciavano alcuna scia.
In un'altra occasione mi capita di vedere un MD80 in avvicinamento sulla mia verticale; arriva da una direzione strana; diciamo che dal mio terrazzo vedo il circuito di discesa con il corridoio di atterraggio del vicino aeroporto. Generalmente gli aerei girano attorno alla città, passando per l'esterno delle isole che chiudono il bacino e virando in discesa in un circuito che li porta in allineamento con la pista.
Questo MD80, invece di proseguire nel circuito di virata improvvisamente taglia sopra la città. Siccome era basso, ben visibile e ben udibile, ho pensato che per un qualche motivo avesse abortito l'atterraggio.
Non appena si trova sopra la mia verticale, all'improvviso emette una scia bianca molto densa; prosegue per un tratto e poi cessa l'emissione.
Ovviamente non poteva essere una scia di condensa... Ho iniziato a pensare se per caso avesse scaricato carburante, magari per un'emergenza; ma quella scia è rimasta per due ore sulla mia testa... Bassissima; si è allargata fino a circa il doppio della sua dimensione originale, ha mantenuto la sua forma e la sua consistenza e lentamente il vento l'ha spostata. Ma per 2 ore è rimasta lì. L’MD80 non era a più di 1500/2000 metri.
In questi anni ho osservato di tutto; comprese scie di vari colori, varie dimensioni, consistenza e persistenza apparse contemporaneamente nello stesso medesimo momento nel cielo.
Ho osservato dei cieli completamente assurdi che in alcuni casi hanno persino allarmato la gente che normalmente è all'oscuro di questi fenomeni, provocando telefonate ai carabinieri, ai pompieri, agli aeroporti.
Questa testimonianza ne è un esempio:
In questo video invece, potete osservare scie di diverso colore, di diversa dimensione e di diversa consistenza, tutte nello stesso momento:
Qui, sempre a titolo di esempio, sono documentati altri aerei che cessano o iniziano le scie all'improvviso, che rilasciano scie corte o lunghe e persistenti nello stesso momento, o che ripercorrono una scia persistente senza rilasciarne alcuna:
In quest'altro video infine, c'è un paragone con quello che sta succedendo sopra la mia testa e una foto satellitare ripresa nello stesso momento, che è indicativa in quanto pare che il Veneto sia l'unico posto in cui si concentrano improvvisamente un numero incredibile di scie persistenti:
In tutti questi anni, oltre alle osservazioni che basterebbero a riempire un libro, ho notato molte cose curiose; ad esempio che il fenomeno non ha colpito persone che in teoria dovrebbero essere i primi ad accorgersene (come i piloti) fino a quando non glielo fai notare.
Ad esempio un mio amico, un comandante ormai ottantenne con un'esperienza incredibile di pilota acrobatico, militare e civile, quando per la prima volta gli dissi indicando il cielo: "Comandante, ma che ne pensa di queste scie? Cosa sono per lei?" Mi rispose: "Mi stupisco di te, non vorrai mica farmi credere che non conosci le scie di condensazione"... Al ché gli consigliai di osservare meglio perché da qualche anno ciò a cui assistevo non assomigliava a nulla che avessi mai osservato in 30 anni.
Alcune settimane dopo lo reincontrai completamente sconvolto... Non riusciva a capacitarsi del fatto di non essersene mai accorto prima, ma gli bastò osservare per un po’ di tempo per rendersi conto che non c'era nulla di normale in quello che stava vedendo. Promise di informarsi presso le sue fonti, ma non ottenne mai soddisfazione.
Un altro amico ottantenne, che aveva pilotato l'F86 Sabre nelle basi NATO del dopoguerra e che da ragazzo aveva avuto modo di vedere le numerose scie che lasciavano gli immensi stormi di bombardieri americani che passavano sopra Venezia per andare a bombardare Treviso o Marghera, non si era accorto nemmeno lui del fenomeno fino a quando non glielo feci notare.
Ho conosciuto molti esempi simili in questi anni.
Ma la cosa che mi sta inquietando di più, è essermi reso conto dell'imponente operazione di propaganda nera (cioè nascosta) che si sta muovendo attorno a questa realtà: film, cartoni animati, pubblicità, e ogni sorta di mezzo di comunicazione di massa si sta adoperando nel far consapevolmente comparire queste scie dappertutto...
I cartoni animati sono l'esempio più agghiacciante; è evidente l'intenzione di voler allevare le persone educandole visivamente a vedere le scie.
Un bambino che le abbia sempre viste fin dai cartoni animati, non troverà mai nulla di strano nel cielo sopra la sua testa.
Addirittura scoprire che esistono filmati manipolati… di recente è stata scoperta una pubblicità che utilizza uno spezzone di un vecchio film; nella versione originale del film il cielo è pulito, nella versione utilizzata per la pubblicità sono state aggiunte le scie digitalmente.
Ignorare tutti gli elementi che vanno tenuti in considerazione quando si inizia a parlare di questo fenomeno è impossibile e assurdo.
Le scie chimiche sono un fenomeno complesso che coinvolge una quantità impressionante di elementi e fattori, che rendono tutti assieme evidente il fatto che ci troviamo davanti non a un fenomeno naturale ma ad un'operazione artificiale dagli scopi ancora non del tutto chiariti.
____
Ho dimenticato una piccola ovvietà a cui però non molti pensano:
La ricerca nell'industria aeronautica, specialmente quella militare (i cui risultati e scoperte vengono successivamente adottati e integrati in quella civile) si è sempre mossa fin dagli anni ’50 nel cercare sistemi per ridurre al massimo la possibilità di formazione delle contrails (scie di condensazione) e questo per ovvi motivi. Si sono studiati i motori, i carburanti, i dissipatori e ogni altra sorta di escamotage che potesse ridurre al massimo la visibilità di un aereo a causa della sua scia.
Quindi affermare che il disastro di scie a cui si assiste quotidianamente nei nostri cieli è dovuto all'aumento del traffico aereo o ai nuovi carburanti o ai nuovi motori è un'altra di quelle arrampicate sugli specchi di chi non sa più che scusa trovare pur di impedire che la gente si faccia delle legittime domande.
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Un altro suo interessante commento si trova qui.
08 gennaio 2012
Promo dossier Adoratori di gufi
Bene, visto che ho ricevuto qualche apprezzamento per il video promozionale del dossier sulla crisi economica, pubblico anche il video di presentazione del mio dossier "Adoratori di gufi", che potete trovare a questo indirizzo:
http://tinyurl.com/gufi-nwo
http://tinyurl.com/gufi-nwo
04 gennaio 2012
Palestina: alle radici del problema
Documentario sulla storia della Palestina e il ruolo avuto da Stati, gruppi di potere e leaders sionisti dietro agli eventi che hanno portato alla situazione attuale.
Da vedere.
(Link a youtube)
Da vedere.
(Link a youtube)
Nome in codice: Buan
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| Papa Paolo VI |
La questione dell’influenza massonica sui lavori del Concilio Vaticano II è stata ampiamente dibattuta: qui vorrei solo proporvi uno spunto -che lascio ai vostri approfondimenti- su un personaggio che è stato al centro della riforma liturgica e di cui tutt’oggi permangono dubbi sulla sua appartenenza massonica.
Districarsi fra notizie e contro-notizie non è semplice, specialmente in vicende così complesse: ed è proprio questa confusione uno dei mezzi utilizzati dalla massoneria, ma anche dai servizi segreti, per fare in modo che le persone si stanchino di cercare e non si pongano domande. Cosa che dovremmo invece fare molto più spesso e con molta più ostinazione.
Monsignor Annibale Bugnini, di cui potete trovare informazioni biografiche su Provincia Romana e su Wikipedia, fu nominato da papa Paolo VI segretario della Commissione per la Liturgia per il Concilio Vaticano II. Questo cruciale evento prese avvio nel 1962 sotto il pontificato di Giovanni XXIII e terminò nel 1965 sotto Paolo VI. I risultati furono tanto imponenti quanto radicali su molti aspetti: da riforma che riguardava inizialmente più gli aspetti formali della dottrina e la modernizzazione della Chiesa, si trasformò in una riforma che mutava passaggi fondamentali della liturgia stravolgendone spesso il significato.
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| Mons. Annibale Bugnini |
Protagonista del Concilio fu proprio Mons. Bugnini, che apportò le modifiche principali alla liturgia definendo le “linee-guida” per il nuovo rito della Messa, da cui scaturì il Missale Romanum del 1969 (Novus Ordo Missae, Nuovo Ordinario della Messa), che è la riforma vera e propria della liturgia, sempre pubblicata da papa Paolo VI.
Non si tratta, come spesso si dice, di soli cambiamenti di forma, per esempio l’abbandono del latino e l’adozione delle lingue nazionali, ma anche di riforme sostanziali del rito, tra cui l’avvicinamento alle idee protestanti con l’abolizione o la modifica di varie frasi-chiave del rito eucaristico, per cui il dogma della transustanziazione, caposaldo della messa cattolica, diviene qualcosa di evanescente e “interpretabile”: da qui il decentramento del tabernacolo (che conserva le ostie consacrate e quindi sottolinea la presenza reale di Cristo in mezzo ai fedeli), tolto dalla posizione centrale e relegato sempre più ai margini della chiesa. Le chiese post-conciliari sono riconoscibili anche per questo aspetto, oltre che per un ambiguo concetto di “creatività architettonica”.
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| Chiesa post-conciliare (Irlanda) |
Durante i lavori della Commissione Liturgica, diversi gruppi esternarono le proprie rimostranze (tra questi per esempio la Fraternità San Pio X fondata da Marcel Lefebvre, i cui sacerdoti furono poi sospesi dalle loro funzioni): essi criticavano in particolare le eccessive concessioni al Protestantesimo in nome dell’ecumenismo e il divieto di celebrare la messa secondo l’antico rito tridentino, in vigore fino al Concilio Vaticano II.
Ma torniamo a mons. Annibale Bugnini e al suo ruolo di promotore della riforma liturgica.
La sua vicenda si intreccia strettamente con quella del Concilio, perciò ho deciso di spendere due parole su di esso e far capire cosa vi fosse in gioco.
E qui inizia anche la parte più nebulosa di tutta la faccenda. Cerchiamo quindi di chiarirne i punti principali seguendo un ordine cronologico.
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| Mons. Gagnon |
Mons. Gagnon non si perde d’animo: riscrive di suo pugno l’intero dossier e chiede udienza. Non gli viene accordata.
E’ l’estate del 1975 quando Mino Pecorelli, affiliato alla P2, pubblica sulla rivista “Osservatorio Politico” la fotografia di un assegno, con tanto di matrice, del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Lino Salvini. L’assegno è in favore di Annibale Bugnini.
Lo stesso Mino Pecorelli riporterà in seguito gli estremi dell’affiliazione di Bugnini al GOI: iniziato il 23 aprile 1963 con il numero 1365/75 e il nome in codice BUAN.
Consiglio questa pagina web per approfondire i ruoli dei prelati presenti sulla “lista Pecorelli” e le oscure vicende che le fecero seguito.
Nell’aprile del 1976 lo scrittore cattolico Tito Casini pubblica un articolo in cui sostiene che Paolo VI avrebbe ricevuto informazioni sull’affiliazione di Bugnini alla massoneria. Queste accuse emergono all’indomani dell’allontanamento di Bugnini dal Vaticano, essendo stato da poco nominato nunzio apostolico in Iran.
Bisogna aspettare fino a ottobre del 1976 per una smentita da parte del Vaticano, dopo che a giugno altri cento prelati vengono accusati di far parte della massoneria (la “lista Pecorelli” compare sulla rivista Panorama).
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| Lino Salvini |
Il Gran Maestro della massoneria italiana espliciterebbe il compito affidato al monsignore di “diffondere la de-cristianizzazione tramite la confusione dei riti e dei linguaggi” e di “mettere vescovi e cardinali l’un contro l’altro”. La lettera continua dichiarando che “tutto deve avere luogo entro un periodo di 10 anni” e sottolinea: “la Babele linguistica e rituale sarà la nostra vittoria”.
La lettera di risposta di mons. Bugnini rassicurerebbe sul fatto che “la de-sacralizzazione prosegue rapidamente” e annuncia: “possiamo già cantar vittoria, poiché la lingua volgare è già sovrana in tutta la liturgia, incluse le parti essenziali”. La lettera proseguirebbe ringraziando per i fondi ricevuti e auspicando un incontro a breve.
Le lettere, fotocopie prive di intestazione, si possono leggere in inglese e in portoghese sul sito Tradition in action.
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| La rivista 30giorni (vers. portoghese) |
E’ possibile leggerne la traduzione in italiano sul blog Fides et Forma.
Nella conversazione, il monsignore dà per assodata l’affiliazione di Annibale Bugnini alla massoneria (“Alcuni non hanno un'opinione, alcuni sono persuasi che la Chiesa doveva essere cambiata. Alcuni semplicemente hanno seguito la marea. Alcuni sono motivati dal denaro. E poi ci sono quelli che servono altri padroni. Questo era il caso di Bugnini” … “Lui si recò ad un incontro dal Segretario di Stato con la sua valigetta. Era il 1975. Più tardi quella sera, quando tutti erano andati a casa, un monsignore trovò la valigetta che Bugnini aveva lasciato. Il monsignore decise di aprirla per vedere chi ne fosse il proprietario. E quando la aprì, trovò lettere indirizzate a Bugnini definito 'fratello', da parte del Gran Maestro della Massoneria Italiana”).
A seguito di questa pubblicazione si scatena di nuovo la bagarre, come si può leggere per esempio sui blog di Francesco Colafemmina e di Padre Giovanni Scalese, che torna sulla vicenda a seguito di critiche mossegli da Padre Matias Augé.
Ora.
Immagino sarete un filo confusi.
Se non lo siete, permettetemi di esporre alcuni fra i motivi per cui ritengo naturale sentirsi confusi dopo un simile profluvio di date, eventi e personaggi.
(Se avete anche la sensazione che i vostri neuroni siano prossimi a fare harakiri, è il momento giusto per prepararvi un buon thè prima di proseguire la lettura!)
Ci sono alcune domande a cui non è facile rispondere con i pochi e incerti elementi in nostro possesso. E ogni domanda sembra contraddire qualunque punto fermo acquisito in precedenza.
1) La questione della valigetta
E’ questo il punto più nebuloso dell’intera faccenda. Sembra anzi un tipico elemento inserito ad hoc per depistare e confondere.
Innanzitutto: se io fossi un alto prelato affiliato alla massoneria e stessi lavorando per sovvertire la tradizione cattolica, mi porterei appresso lettere compromettenti? E se fossi così sciocco, sarei anche così sbadato da dimenticare la mia valigetta col suo prezioso contenuto proprio nella "tana del lupo", così che chiunque possa scoprirmi? Peraltro, le due lettere sono talmente brutali nella loro chiarezza da risultare grottescamente ingenue. Se non puzza di bruciato questo, non so che altro potrebbe farlo.
In secondo luogo: perché le lettere sono fotocopie prive di intestazione? Se avessi voluto portarmi appresso un documento che potesse provare la mia affiliazione, avrei scelto -se non gli originali- almeno una copia fedele. (Ma torniamo al punto: perché portare con sé in Vaticano documenti così scottanti?)
E infine: perché mons. Bugnini venne spedito a fare il nunzio apostolico in un paese come l’Iran? Se Paolo VI si convinse della sua affiliazione alla massoneria, avrebbe dovuto scomunicarlo. Altrimenti avrebbe potuto mantenerlo in Vaticano, come segno evidente che riteneva infondate tutte le accuse.
2) La “lista Pecorelli”
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| Mino Pecorelli |
Eppure, che “il fumo di Satana” si fosse infiltrato in Vaticano era chiaro allo stesso Paolo VI già da tempo ("Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa”, 29 giugno 1972).
E il suo successore, papa Luciani, che dichiarò di voler fare pulizia dei prelati massoni, morì dopo 33 giorni di pontificato in quel terribile settembre del 1978.
Ma sono coincidenze…
3) La riforma liturgica
E veniamo al punto fondamentale. Se papa Paolo VI si convinse delle accuse contro Bugnini (ricordiamo che nel ’76 lo spedì in Iran), perché non rigettò la riforma che era palesemente una sua creatura? Perché non rimetterla in discussione, riaprendo il dibattito? Se l’impianto della riforma liturgica era stato ideato da un massone, sarebbe stato doveroso nei confronti dei fedeli e della stessa Chiesa tornare sui propri passi e rivedere tutto. D’altra parte era in gioco l’essenza stessa del rito della Messa e il futuro della religione cattolica.
E se Paolo VI ritenne mons. Bugnini un massone, perché spedirlo in Iran e non scomunicarlo, come avrebbe dovuto fare? Le prove della sua affiliazione sembravano piuttosto solide, dopotutto. I riferimenti alle date e ai codici di iniziazione avevano almeno l’apparenza di essere qualcosa più che una montatura (e se montatura era, a che pro?).
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| Chiesa post-conciliare (Foligno) |
Pensiamo anche a quanto doveva essere ben infiltrata la massoneria in Vaticano se fu in grado di sottrarre il dossier dalla scrivania di Gagnon quando esso iniziò a diventare troppo corposo…
Certo la storia della valigetta sembra inventata appositamente per gettare discredito su mons. Bugnini. Ma le circostanze in cui la sua vicenda è immersa sono senza dubbio torbide. Teniamo presente inoltre che quelli erano gli anni dello IOR, di Marcinkus, Calvi e Sindona: di massoneria in Vaticano si parlava già da tempo.
Forse si è riusciti a zittire tutto prima che a qualcuno venisse in mente di fare davvero le "pulizie di primavera" in Vaticano. O forse, la parte più legata alla tradizione cristiana è sempre stata una minoranza, in quegli aurei lidi…
Nel mare di informazioni ambigue che intesse questa vicenda, emerge chiaro forse solo un punto: è essenziale porsi domande, chiedersi sempre i “perché” delle cose. Spesso la risposta è semplice, a fronte di un caos informativo messo a bella posta: bisogna cercare le giuste connessioni logiche.
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